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Cota e Zaia (Lega): nelle nostre Regioni non arriverà

Pillola abortiva, nuove polemiche sulla somministrazione


Pillola abortiva, nuove polemiche sulla somministrazione
02/04/2010, 16:04

ROMA - Continuano le polemiche sulla pillola abortiva. A scagliarsi contro la decisone di somministrare il medicinale negli ospedali sono questa volta i nuovi governatori leghisti di Piemonte e Veneto, Roberto Cota e Luca Zaia, che hanno ribadito la loro vicinanza alle posizioni cattoliche. Cota ha affermato che la pillola, per quanto riguarda la sua regione, rimarrà nei magazzini; Zaia ha aggiunto che troverà il modo di non farla “nemmeno arrivare in Veneto”.
Parole dure, che hanno fatto scoppiare una vera e propria polemica. A sinistra si accusa la maggioranza di continuare a fare campagna elettorale, con i due neogovernatori tacciati di essere quasi degli “imperatori” vicini alle posizioni del Papa. In particolare, il centrosinistra ha ribadito che la RU486 rappresenta una possibilità in più per le donne che scelgono di non avere figli, e rimandano a loro stesse la decisione di utilizzarla in caso di necessità.
Dal Pdl invece fanno sapere che c’è una legge vigente in materia, la 194, che dev’essere rispettata a tutti i costi. Il presidente del gruppo parlamentare al Senato Maurizio Gasparri ha detto: “dalle Regioni arrivano notizie negative per il partito della morte. La Ru486 non circolerà facilmente. E questa è una buona notizia”, mentre il presidente dei Deputati Fabrizio Cicchitto è più cauto, e sostiene che “sulla pillola abortiva vanno mantenute tutte le cautele con cui si stava procedendo, tenendo conto soprattutto di molteplici esigenze, anche organizzative”.
Pochi minuti fa sull’argomento è intervenuta anche il Sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella: “Non si può parlare di autonomia regionale solo quando conviene” – ha precisato – “Noi come Governo faremo una proposta di linee guida e monitoraggio da sottoporre alle regioni per l'uso della pillola abortiva”.
Secondo quanto stabilito in ottemperanza alla legge 194, la RU486 potrebbe essere somministrata solo con un ricovero ordinario in strutture sanitarie attrezzate. In pratica, però, chi l’assume può firmare la liberatoria ed uscire dall’ospedale, con tutti i rischi e le conseguenze che questo può comportare. Per i critici, l’aborto farmacologico deresponsabilizzerebbe i medici e lascerebbe le donne da sole ad affrontare un’esperienza che è prima di tutto di sofferenza fisica e psicologica.

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di Ornella d'Anna
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