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Roccella parla di morti, Baulieu replica: "Uso improprio"

Pillola abortiva RU486, il Vaticano scalda gli strali


Pillola abortiva RU486, il Vaticano scalda gli strali
30/07/2009, 23:07

Non si tratta di un farmaco, ma di un “veleno letale”, paragonabile all’aborto chirurgico, e quindi “un peccato, un delitto” che comporta la “scomunica” della Chiesa per chi la usa, la prescrive o partecipa a qualsiasi titolo “all’iter”. Nel giorno dell’atteso pronunciamento dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sulla Ru486, il Vaticano torna a farsi sentire, minacciando la scomunica per chi intendesse farne uso.
Il Cda dell’Aifa deve decidere se autorizzare o meno la commercializzazione della pillola abortiva anche in Italia. Vista la ferma posizione presa dal Vaticano, però, la questione però potrebbe richiedere più tempo del solito, tra dossier relativi agli utilizzi in altri Paesi e le dichiarazioni di chi è favorevole e chi invece è contrario, per motivi squisitamente politici o etici, che esulano completamente, talvolta, dalle considerazioni mediche.
FAVOREVOLI E CONTRARI Tra gli oppositori, il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, la quale aveva avvertito che il pronunciamento non sarebbe stato una mera “prassi burocratica”. Infatti, ha dichiarato la Roccella, malgrado la pillola Ru486 sia già commercializzata in molti paesi e negli Usa, e l’Oms l’abbia inserita nella lista dei farmaci dal 2005, sulla sicurezza del farmaco gravano “lati oscuri, che dimostrano le 29 morti registrate in vari paesi”. Dichiarazioni che devono aver fatto saltare dalla sedia l’endocrinologo francese Emilie-Etienne Baulieu, inventore della pillola, 82enne ancora attivissimo all’Inserm di Parigi, l’Istituto Nazionale per la Ricerca. Per il medico i casi di morte, almeno quelli avvenuti in America, sono sì legati all’uso della Ru486, ma sono stati causati da un utilizzo improprio per motivi finanziari. La pillola, afferma, è “estremamente efficace e talmente sicura”, ed aggiunge che “l’aborto è così grave, io non dico che sono favorevole, ma solo che bisogna lasciare la libertà di scelta alle donne, solo loro posso decidere”. Sulla presunta pericolosità del farmaco, Baulieu, che l’ha scoperto nel 1982, è lapidario: “Se si seguono le istruzioni, 3 compresse di Ru486 e una di prostaglandina dopo due giorni, non c’è nessun pericolo”. ''Per esempio sui cinque decessi avvenuti in America dopo aver assunto la Ru486 il problema non fu della pillola ma dell'uso improprio che ne fece la società americana che ha comprato e commercializzato il farmaco - spiega - Per ridurre i costi la società americana invece di seguire il metodo classico da me suggerito aveva proposto di prendere una sola compressa di Ru486. Inoltre la prostaglandina anzichè per via orale veniva inserita nella vagina causando infezioni gravissime che hanno portato alla morte di cinque donne''.
IL VATICANO, per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell’Accademia per la vita, auspica “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti”. Perché, spiega, - non “è un farmaco, ma un veleno letale”, che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La pillola, afferma Sgreccia, è uguale all’aborto chirurgico: un “delitto e peccato in senso morale e giuridico”, che comporta quindi la scomunica ‘latae sententiae’, ovvero automatica.
IN OSPEDALE FINO AD ABORTO AVVENUTO, è quanto stabilito dal Consiglio Superiore di sanità (Css), in due pareri del 2004 e 2005, relativamente all’aborto farmacologico. I pareri, quindi, non prevedono il ricorso al day hospital in caso di aborto farmacologico con la pillola Ru486, come invece effettuato dal 2005 ad oggi in alcuni istituti sulla base di protocolli regionali. Secondo il parere del 2004, infatti, ''i rischi connessi all'interruzione farmacologica della gravidanza si possono considerare equivalenti alla interruzione chirurgica solo se l'interruzione di gravidanza avviene in ambito ospedaliero''. Tra le motivazioni addotte c'e' la ''non prevedibilità del momento in cui avviene l'aborto'' e il ''rispetto della legislazione vigente che prevede che l'aborto avvenga in ambito ospedaliero''. Secondo il successivo parere del 2005, ''l'associazione di mifepristone e misoprostolo deve essere somministrata in ospedale pubblico o in altra struttura prevista dalla predetta legge e la donna deve essere ivi trattenuta fino ad aborto avvenuto''.
LA PILLOLA RU486, a base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l’attecchimento dell’ovulo fecondato. L’aborto farmacologico con questo sistema prevede l’assunzione di due farmaci: la pillola RU486, che interrompe lo sviluppo della gravidanza, e una prostaglandina, che causa le contrazioni uterine e l’espulsione dei tessuti embrionali. Il farmaco è già in uso in vari Paesi e dal 2005 fa parte della lista dei farmaci dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms); il primo paese a consentirne l’acquisto fu la Francia, nel 1988; seguì la Gran Bretagna, nel 1990, mentre dal 1999 la pillola viene ufficialmente commercializzata in Germania, Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Svizzera, Israele, Lussemburgo, Norvegia, Tunisia, Sudafrica, Taiwan, Nuova Zelanda e Federazione Russa. Ogni Paese in cui è commercializzata la RU486 ha delle scadenze precise: la pillola può infatti essere assunta entro un determinato periodo di tempo, calcolato in settimane. Quindici giorni dopo l’espulsione, che avviene nel 98,5% dei casi, la paziente viene sottoposta a controlli ecografici e ad una visita medica. La RU846 non ha niente a che fare con la ‘pillola del giorno dopo’ Norlevo, con la quale viene però spesso confusa: quest’ultima, infatti, è un anticoncezionale che non provoca l’interruzione della gravidanza, limitandosi ad impedire l’annidamento nell’utero dell’ovulo che potrebbe essere fecondato.

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di Nico Falco
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