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L'intervista esclusiva rilasciata a "Il Fatto Quotidiano"

Pino Rauti:"Berlusconi mi ha chiesto cosa fare con Fini"


Pino Rauti:'Berlusconi mi ha chiesto cosa fare con Fini'
11/07/2010, 15:07

Di seguito l'intervista che Pino Rauti (Segretario nazionale del movimento idea sociale) ha rilasciato a "Il Fatto Quotidiano".

È il grande paradosso della destra italiana: oggi, intorno a Gianfranco Fini, c’è una generazione di dirigenti cresciuti nella palestra di Pino Rauti, l’uomo che (prima di Silvio Berlusconi) è stato il più acerrimo nemico dell’ex leader di An. Così, per cercare la chiave di questo enigma, Il Fatto è andato a intervistare l’interessato: ex ideologo di Ordine Nuovo, l’ex segretario del Msi che teorizzava lo “sfondamento a sinistra”, e che ora – invece – è tornato nell’area del berlusconismo. Un’intervista piena di aneddoti sapidi, paradossi, e qualche sorpresa. Rauti è al mare, a Fregene, nell’albergo la Conchiglia. Caldo afoso, sul tavolo un bicchier d’acqua, le pillole: “Lei è venuto da un vecchio di 84 anni…”.
Onorevole Rauti perché con Fini ci sono gli uomini (e le donne) che ha cresciuto lei?

Sa che questa constatazione mi tormenta da mesi?

Davvero?

Mi pongo la domanda, ma non so se ho trovato la risposta.

La finiana più eclettica, Flavia Perina, per lei è di famiglia.
Non mi capacito: Flavia è cresciuta sulle mie ginocchia. Tutti i Natali e le feste eravamo a casa dei suoi, Marcello e Wilma. Pescavamo insieme i bussolotti della tombola…

Vi sentite ancora?
Sì, ma non riesco a convincerla. Non condivido la linea, ma tecnicamente il Secolo è bellissimo.

Lei è il più antico “disistimatore” di Fini.
Non lo nego. Ma era lui ostile a me, credo, per un antico complesso di inferiorità.

Almirante l’aveva fatto leader, lei gli scippò la carica…
E chi se lo dimentica il congresso di Rimini? Una sfida epica, all’ultimo voto. Vinsi. Ma fin dal giorno dopo mi resi conto come sarebbero andate le cose.

Cosa accadde?
Andai nell’ufficio di via della Scrofa. Gli tesi la mano. Non la strinse: l’uomo è così.

Anche lei non lo amava…
Non c’è dubbio. In un comitato centrale gli dissi: “Il tuo problema è che hai letto meno libri di quanti io ne abbia scritti”.

Oggi Fini cita saggi, libri…
Temo che la contabilità delle letture sia rimasta invariata…

Insomma, lei non gli riconosce delle doti.

Oh sì! È un grandissimo tattico. Coriaceo, tenace: molto, molto più scaltro di me, non c’è dubbio. Recentemente l’ho spiegato al nostro premier.

A chi, a Berlusconi?
Giorni fa mi ha chiamato facendomi le sue stesse domande…

Cosa gli ha consigliato?
Di cacciarlo appena possibile.

Parla sempre per la sua esperienza da segretario?
Fini è un oppositore micidiale. Non c’è nulla che sappia fare meglio che distruggere.

Addirittura?
Dal giorno dopo il congresso, in tutte le riunioni prendeva la parola e piantava una grana.

Ora è in minoranza netta.
Lo era anche nel 1990, se è per questo. Ma gli riesce molto bene scompaginare le maggioranze altrui. Guardi cosa ha fatto con Bossi sulle intercettazioni.

L’altro fatto curioso è che usa molte sue parole d’ordine…
La prego, non lo dica! Ha saccheggiato alcune delle mie battaglie. Ma le ha sottomesse a una visione giacobina!

Chi era più fascista tra voi?

Quando eravamo rivali, era lui ad accusare me di non esserlo abbastanza! Lui era ortodosso e nostalgico, io eretico. Lui iperfascista, io già postfascista.

È cambiato pure lei?
Sa quale era il suo slogan preferito? ‘Caro Rauti, io la parola fascismo ce l’ho scritta in fronte’. Abbiamo memoria corta…

Un altro finiano, Viespoli, era tra i suoi pupilli…
Intelligentissimo, ma… Ahhh!Se le raccontassi un aneddoto…”.

Quale?
Viespoli prese a sganassoni Fini, a Montesarchio, perché da segretario del Fronte della Gioventù ultra-almirantiano, voleva vietare i campi Hobbit! Capisce? L’uomo della democrazia.

Però l’antirazzismo sull’immigrazione e l’idea di una destra sociale antimercatista sono suoi cavalli di battaglia.
Lui è integrazionista, io tradizionalista: c’è una bella differenza!

Anche Lanna e Rossi, i due dioscuri di FareFuturo si sono abbeverati alla sua fonte
Guardi, di Rossi conosco il fratello, Lanna quando ero segretario era ragazzino… Sono la terza generazione rautiana.
E poi c’è Augello.Che prese a schiaffi Fini.

Pure lui!!?

Eh, eh… Nella stessa occasione, se non sbaglio. Fini non era molto popolare tra i giovani, come forse saprà.

Solo Bocchino è tatarelliano.

Suo padre era rautiano di ferro!

Come mai Fini prevalse?

Commisi il più grosso errore della mia vita: negare la presidenza ad Almirante. E poi lo sfondamento a sinistra, prima della caduta del Muro, era un’idea troppo avanzata. E poi: io ero definito un repubblichino stragista, Fini ha sempre goduto di una stampa incredibilmente favorevole.

Perché “incredibilmente”?
Non lo so… ci saranno fattori extrapolitici, dei grembiulini…

Ma insomma, perché i rautiani stanno con Fini?

Forse per una vocazione all’eresia. Il dissenso dal verticismo, la centralità della cultura che li porta all’antiberlusconismo. Berlusconi dovrebbe sottrargli ragioni moderando il liberismo.

Mi fa un esempio?
Ero per il No al referedum di Pomigliano. La destra non può essere padronale.

Ma alla fine chi vince fra Berlusconi e Fini?
Fini è abile e raffinato, ma è tutto calcolo. La politica italiana, senza di lui, non cambierebbe. Senza Berlusconi nulla sarebbe come prima. Vince Berlusconi, ma solo se gli toglie la ribalta della presidenza della Camera.

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di Redazione
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