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Il risparmio: 110 mln per la Camera e 62 mln per il Senato

Politica “spendacciona”: arrivano i tagli di Fini e Schifani

I due presidenti hanno redatto un testo autonomo

Politica “spendacciona”: arrivano i tagli di Fini e Schifani
21/07/2011, 10:07

ROMA – I tagli ai costi della politica dovrebbero passare innanzitutto per Camera e Senato. Una risposta alle parole della presidente di Confindustria, che ha giudicato “inaccettabile” i pochi sacrifici che i politici si sono accollati in una Manovra che chiede “lacrime e sangue” per le famiglie e le imprese, è arrivata dai presidenti di Palazzo Madama e Montecitorio. Renato Schifani e Gianfranco Fini, infatti, hanno redatto uno schema sui possibili risparmi che potrebbero far rientrare nelle Casse dello Stato rispettivamente 110 milioni e 62 milioni.
I due rami del Parlamento, infatti, essendo organi costituzionali, hanno un bilancio autonomo dalle altre amministrazioni statali e i tagli li debbono deliberare di propria iniziativa. Seguendo questo ragionamento, le due “Manovre” che Fini e Schifani hanno proposto per Camera e Senato hanno la stessa struttura, anche se le cifre sono diverse: la Camera, infatti, ha più parlamentari (sia attivi che in pensione), più dipendenti e più pensionati, quindi dovrà produrre più risparmi di fronte ai tagli. Nello specifico, i risparmi messi a punto dai due presidenti riguardano: le prime riduzioni arriveranno dalla “crescita zero” nei prossimi anni delle dotazioni che lo Stato dà a Camera e Senato. Esse infatti dovrebbero essere rivalutate in base al tasso di inflazione. In secondo luogo scatterà per deputati e senatori, ma anche per i dipendenti, il contributo di solidarietà che la Manovra ha imposto sulle pensioni d’oro: 5% per quelle oltre i 90.000 euro e il 10% per quelle superiori a 150.000 euro. Altre risorse alle Casse dello Stato arriveranno dal blocco dell’adeguamento automatico delle pensioni dei dipendenti, nonché dei vitalizi e delle indennità di senatori e deputati. Infine altre risorse arriveranno da ulteriori tagli alla “macchina”: per esempio la Camera scioglierà un contratto di affitto di un edificio adiacente a Montecitorio e chiuderà uno dei ristoranti, mentre il Senato sposterà il magazzino.
Complessivamente i risparmi in questo modo dovrebbero ammontare a 110 milioni di euro per la Camera e 62 milioni per il Senato, a cui vanno ad aggiungersi quelli decisi pochi mesi fa di 60 e 58 milioni di euro. I testi redatti dai presidenti delle due Camere ora dovrebbero passare attraverso i rispettivi Uffici di presidenza per essere approvati.

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di Antonio Formisano
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