Politica / Regione

Commenta Stampa

Politiche sociali: ancora nessuna risposta dalle istituzioni


Politiche sociali: ancora nessuna risposta dalle istituzioni
31/01/2011, 13:01

Napoli, lunedì 31 gennaio 2011 – Prosegue la mobilitazione degli operatori sociali riuniti nel comitato “Il welfare non è un lusso” che da due settimane occupano il Maschio Angioino e dal 9 dicembre scorso l’ex ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi, e annunciano nuove forme di protesta per i prossimi giorni.

La vertenza interessa circa 200 associazioni e cooperative sociali su tutto il territorio campano e 20mila persone impiegate nel terzo settore: educatori, assistenti sociali, psicologi, sociologi, operatori che stanno lottando da mesi per vedersi riconosciuto il diritto al lavoro, il pagamento degli arretrati da parte di Comuni, Asl e Regione – che verso il terzo settore hanno un debito complessivo di 500 milioni di euro – e per scongiurare il rischio di chiusura dei servizi sociali per le persone più fragili, come bambini e ragazzi, anziani, disabili, sofferenti psichici, tossicodipendenti , ammalati e persone vittime di violenza.

Per la sola città di Napoli, le organizzazioni sociali sono ancora in attesa di una risposta dal Comune per la copertura del debito di circa 100 milioni di euro, relativo ai pagamenti dei servizi socio-assistenziali ed educativi degli ultimi tre anni, e dalla Regione Campania di un trasferimento all’amministrazione comunale di 12 milioni di euro del fondo sociale, ancora bloccato per una mera questione burocratica tra i due enti, che potrebbe sbloccarsi solo in virtù di un atto di responsabilità da parte della Regione.

«Da mesi – spiega il portavoce della vertenza, Sergio D’Angelo – ci stiamo mobilitando per farci pagare servizi già realizzati e per scongiurare che vengano chiusi. Ci siamo indebitati più di quanto avremmo potuto permetterci, per coprire i costi di gestione, mantenere i posti di lavoro e non abbandonare gli utenti. Nonostante la drammaticità della situazione, continuiamo a non avere alcuna risposta concreta dalle istituzioni: la Regione continua a tagliare i fondi per la sanità, l’infanzia e la scuola; il Comune di Napoli pensa solo a come aumentare le tasse tagliando i servizi».

«Nel Napoletano, in particolare, la crisi sociale – prosegue D’Angelo - sta peggiorando, come ha dimostrato anche l’ultimo, terribile episodio di cronaca nera che ancora una volta ha comportato la fine di due ragazzi, di cui uno di appena sedici anni. Quando il sistema di protezione sociale sarà crollato a causa del disinteresse delle istituzioni, gli unici ammortizzatori sociali che resteranno in piedi saranno quelli della criminalità organizzata. Vogliamo sapere dalle istituzioni se intendono contrastare il disagio o i disagiati. Se ritengono che i tossicodipendenti debbano espiare le proprie colpe o gli si debba offrire un aiuto. Ci dicano se la riabilitazione per disabili e sofferenti psichici è per loro una costosa ed inutile ricreazione o una valida strategia di sostegno ai percorsi di autonomia per costruire condizioni di vita decenti. Infine, come intendono garantire ai bambini il diritto a crescere meglio o agli anziani il diritto ad essere assistiti. Se le istituzioni non fossero più in grado di offrire aiuto alle categorie più deboli, allora si decidano a dichiarare lo stato di crisi e a chiedere l’aiuto del governo nazionale».

Commenta Stampa
di redazione
Riproduzione riservata ©