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Politiche sociali, ass. Russo: "Welfare a rischio se non interpretato come sviluppo. Istat lo conferma"


Politiche sociali, ass. Russo: 'Welfare a rischio se non interpretato come sviluppo. Istat lo conferma'
31/05/2011, 13:05

“L'ultimo rapporto annuale dell'Istat consegna nelle mani delle classi dirigenti del Paese una fotografia impietosa del Mezzogiorno d'Italia, che fa capire chiaramente come anche le politiche sociali siano a rischio se non ripensate alla stregua di uno dei luoghi da cui far partire lo sviluppo, come una leva per uscire dalla crisi”. E' quanto sostiene Ermanno Russo, esponente del Pdl ed assessore all'Assistenza sociale, Demanio e Patrimonio della Regione Campania, nella rubrica “In fondo, in fondo” del suo sito internet (www.ermannorusso.it).
Nel commentare i dati Istat che ritraggono un Meridione in forte sofferenza sul fronte del welfare, con i cittadini del Sud che “ricevono un terzo delle risorse erogate nel Nord-Est: 30 euro in Calabria, 280 in Trentino”, Ermanno Russo sottolinea come “in periodo di crisi economica strutturale, il delicato tema dei servizi alla persona diviene ancora più sensibile e suggerisce una duplice chiave di lettura del fenomeno welfare”. “Da un lato, intatti, la crisi ancor più eleva le sofferenze e il disagio – scrive l'assessore – , determinando l’aumento della domanda di servizi; dall'altro, la crisi comporta una minore disponibilità di risorse, che ancor più ci costringe a politiche di rigore, sicuramente non fondate su tagli trasversali bensì su un uso efficiente ed efficace delle risorse. E qui entra in gioco uno dei concetti cardine del nuovo modo di pensare alle politiche sociali – spiega il componente della giunta Caldoro –, poiché nel nostro Paese, ma soprattutto al Sud, il welfare non può più essere considerato residuale, ossia ancorato a logiche di tipo riparatorio, bensì deve essere visto come uno dei luoghi da cui far partire lo sviluppo, una leva per uscire dalla crisi”.
Di qui Russo rincara: “Tutti gli economisti sono oggi d'accordo con il principio che occorre tenere i conti a posto ma allo stesso tempo andare verso una spesa selettiva che dia riscontri concreti sul terreno della crescita, dello sviluppo. Già nella mia relazione in Consiglio regionale del febbraio scorso ebbi modo di sottolineare come il rigore, nella spesa e nell'erogazione dei servizi alla persona, fosse indispensabile anche qui in Campania e perseguibile attraverso la definizione dei Livelli Essenziali di Prestazione Sociale. I cosiddetti Leps, di cui si è fatto un gran parlare negli anni immediatamente dopo l'approvazione dell'ormai celebre 328 ma che ancora oggi non sono definiti dal punto di vista pratico e formale”.
A questo punto però l'assessore all'Assistenza sociale della Campania precisa: “Occorre mettere al centro il sostegno alle famiglie e ricalibrare sul bisogno le azioni sistemiche di natura sociale, riuscendo in questo modo a prendere parte alla nuova dimensione federale senza subirla rovinosamente. Va però evidenziato che la ridefinizione dei target di assistenza sociale ed il relativo riordinino della governance territoriale a nulla servirebbe senza l'apertura di un fronte di dialogo con il Governo, che non può sfuggire alle proprie responsabilità, falcidiando senza il minimo riguardo il plafond del Fondo nazionale politiche sociali. Un fondo che pure è stato speso male in passato e che sicuramente deve essere rimodulato secondo logiche di appropriatezza delle prestazioni, ma che non ha ragione d'esistere se continuasse ad attestarsi su cifre tanto basse e, in taluni casi, irrisorie”.

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di Redazione
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