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Politiche sociali: Napoli agli ultimi posti per servizi ai bambini


Politiche sociali: Napoli agli ultimi posti per servizi ai bambini
15/06/2012, 15:06

NAPOLI, 15 giugno 2012 – Napoli non è una città per bambini: è questa la denuncia emersa dal convegno Politiche per l’infanzia, politiche di sviluppo organizzato dal gruppo di imprese sociali Gesco all’hotel Mediterraneo con l’obiettivo di riaprire il dibattito sulle politiche per l’infanzia e di ridiscutere della proposta di legge sugli asili nido presentata in consiglio regionale, e dei livelli qualitativi minimi necessari per Napoli e la Campania.

Al convegno hanno partecipato Tullia Musatti, dirigente di ricerca CNR; Sergio D’Angelo, assessore alle Politiche sociali del Comune di Napoli; Angela Cortese, della VI Commissione Politiche Sociali Regione Campania; Anna Maria Palmieri, assessore all’Istruzione del Comune di Napoli; Filippo Monaco, assessore alla Solidarietà alla Provincia di Napoli. Ha moderato Ida Mazzarella del Gruppo nidi Gesco mentre le conclusioni sono state a cura di Michele De Angelis, vicepresidente di Gesco e responsabile del programma Asili nido del gruppo.

In Campania vivono circa 180mila bambini tra gli 0 e i 2 anni e il nido è un diritto negato per almeno 174mila. La situazione è critica anche a Napoli: quest’anno solo 1450 bambini sono andati a nido, mentre più di 1000 sono rimasti in lista d’attesa. In città si contano solo 36 nidi comunali, con una copertura del 5,8 % del fabbisogno. Inoltre Napoli è l’unica città campana dove il servizio è presente solo a tempo ridotto (in media 6 ore al giorno contro le 9 del tempo pieno).

Di fronte a questa situazione, inadeguata risulta la proposta di legge regionale campana e inattuato è anche il Piano straordinario del governo varato dalla Legge finanziaria del 2007 per gli asili nido, visto che la Campania (insieme alla Calabria) è ancora l’ultima regione in Italia per numero di bambini accolti negli asili nido pubblici: appena il 2,7 per cento rispetto a una media nazionale dell’11,30%, entrambe lontane comunque dalla soglia minima del 33 per cento fissata dall’Unione Europea con la Carta di Lisbona del 2000.

«È una questione culturale, oltre che politica – ha spiegato Michele De Angelis - Non si afferma ancora come fondamentale la necessità di avviare un percorso pedagogico a partire dagli asili e non si ammette il bisogno delle donne di essere supportate nella crescita dei figli».

«Anche il Piano straordinario del governo – prosegue De Angelis – non sta funzionando, poiché i lavori di ristrutturazione e adeguamento delle strutture procedono con lentezza. Così si negano gli effetti positivi che senza dubbio può portare il lavoro di esperti e operatori sullo sviluppo relazionale e cognitivo dei bambini».

Nonostante le criticità, però, il convegno ha rappresentato un momento di confronto importante per riaprire il dibattito sul tema, e per stimolare una migliore definizione delle politiche per l’infanzia in Campania, con una revisione anche della proposta di legge in discussione in consiglio regionale.

«Sarebbe utile migliorare la proposta di legge – ha concluso Michele De Angelis – perché risponda meglio al bisogno di garantire livelli di qualità dei servizi per l’infanzia, per tutelare i bambini, i genitori e i lavoratori».

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di Redazione
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