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Politiche sociali: un operatore colpito da infarto, ma la vertenza va avanti


Politiche sociali: un operatore colpito da infarto, ma la vertenza va avanti
24/01/2011, 12:01

Napoli, Lunedì 24 gennaio 2011 – La vertenza sociale a Napoli ha la sua prima vittima: si chiama Stefano Sorvillo, ha 48 anni e è un operatore socio-sanitario della cooperativa Il Calderone. Da dieci anni si occupa di sofferenti psichici. Ieri sera vero le 11, dopo una giornata intera trascorsa a manifestare e una concitata serata di mobilitazione davanti al teatro San Carlo di Napoli, è stato colpito da un infarto. Soccorso d’urgenza all’ospedale Cardarelli, ora è in rianimazione e le sue condizioni stanno progressivamente migliorando. Sorvillo aveva partecipato attivamente all’occupazione dell’ex manicomio “Leonardo Bianchi”, simbolo della vertenza del comitato “Il welfare non è un lusso” che riunisce 200 cooperative e associazioni campane in rappresentanza di 20mila operatori sociali sul territorio regionale e 7mila solo nella città di Napoli. Chiedono maggiore sostegno al lavoro sociale e l’impegno delle pubbliche amministrazioni (Regione Campania, enti locali, Asl) a pagare debiti che ammontano complessivamente a 500 milioni di euro, e a un centinaio di milioni solo per il Comune di Napoli.

Oggi i rappresentanti degli operatori hanno tenuto una conferenza stampa al Maschio Angioino (occupato da qualche giorno) spiegando che non si fermeranno nonostante le istituzioni continuino a ignorarli e tornano a chiedere alla Regione Campania di sbloccare almeno il trasferimento al Comune di Napoli di 12 milioni del fondo sociale nazionale e di quello sulla non autosufficienza, che è stato bloccato a causa di errori nella rendicontazione da parte dell’ente comunale. Intanto per questo pomeriggio è prevista una manifestazione davanti alla sede dell’hotel Vesuvio di Via Partenope con la distribuzione di volantini in tre lingue (italiano, inglese e francese).

«Siamo molto vicini a Stefano – ha detto il portavoce Sergio D’Angelo - molto amareggiati e molto arrabbiati ma non per questo rinunceremo a mantenere un profilo pacifico nella protesta. Siamo stanchi ma tutt’altro che arresi. Non ci sarà giorno che non ricorderemo alla città ciò che sta avvenendo, per ricordare alle istituzioni che si è fuori tempo massimo e non possiamo consentire con la perdita di sevizi e di posti di lavoro, una drastica perdita di diritti in questo Paese».

«Facciamo appello al Cardinale Sepe – ha detto don Peppino Gambardella del Corcof, il coordinamento delle comunità familiari – che abbiamo sentito vicino però vorremmo un impegno maggiore della Chiesa: vorremmo che ci stesse accanto proprio perché si ispira ai dettami evangelici della vicinanza ai più deboli. Vorremmo dire al Cardinale e ai vescovi di stare accanto a noi perché se saranno tagliati i fondi chi si prenderà cura di queste persone?».

«L’infarto che ha colpito ieri Stefano – ha detto Tania Castellaccio del collettivo operatori - è arrivato immediatamente dopo l’ennesima dimostrazione di noncuranza da parte della Regione. Facciamo appello a tutti i cittadini che a vario titolo hanno usufruito negli ultimi 15 anni dei servizi sociali: chiediamo loro di venirci a trovare e di unirsi alla nostra lotta».

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di redazione
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