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Berlusconi sdrammatizza: Conferma che non c'è alternativa

Pontida, il diktat di Bossi gela il Pdl: "Premier in bilico"


Pontida, il diktat di Bossi gela il Pdl: 'Premier in bilico'
19/06/2011, 20:06

PONTIDA - Un terremoto che rischia di far implodere il Governo prima del tempo. Il suo epicentro è Pontida, dove il popolo del Carroccio si è ritrovato in mattinata al raduno della Lega nord, per chiedere all’esecutivo di muovere i primi passi verso la secessione. Mosse studiate già nelle scorse settimane: il leader Umberto Bossi chiede il trasferimento di 4 ministeri in Lombardia (Economia, Lavoro, Riforme e Semplificazione legislativa), ma il suo intervento da palco – pieno di accuse al Governo e al premier Silvio Berlusconi – scatena la reazione del Pdl.
E intanto, Berlusconi rompe il silenzio e sdrammatizza: “Martedì e mercoledì andrò in Senato e alla Camera per illustrare un programma ormai definito che conterrà anche alcune delle richieste fatte da Bossi”, ha detto il premier al termine della visita all'ospedale Niguarda di Milano a Luca Barisonzi, l'alpino ferito in un attentato in Afghanistan nel gennaio scorso. 
“Non c'è alcun dubbio sul fatto che la maggioranza in Parlamento ci manterrà la fiducia”. 
“Non ci sono preoccupazioni che ci possono far cambiare dal percorso indicato: credo quindi che continueremo così come abbiamo previsto, continueremo a governare il Paese. la Costituzione ha dato 5 anni a chi è indicato dagli elettori come responsabile del governo proprio perchè ci sia un tempo congruo per realizzare i programmi che gli elettori hanno approvato con il loro voto”.
 
LA GIORNATA DI PONTIDA - Il popolo della Lega non vuole più il Cavaliere a capo dell’esecutivo. E a Pontida lo si capisce subito, persino dagli striscioni che campeggiano sul pratone: "Maroni presidente del Consiglio" c’è scritto su uno di questi. Volantini, bandiere, stendardi chiedono a Berlusconi di fare un passo indietro: è solo il prologo dello show al quale il Senatùr di lì a poco darà il via. Si parte dalla guerra Libia (“Basta con le missioni di pace, costano moltissimo”) per poi arrivare alla secessione (“Preparatevi” dice Bossi alla folla urlante).
 “La leadership di Berlusconi sarà in discussione dalle prossime elezioni se non fa alcune cose" assicura Bossi: "Sui Ministeri Berlusconi aveva già firmato il documento poi si è cagato sotto” prosegue il leader del Carroccio, spiegando che lui e Roberto Calderoli hanno già firmato "due decreti ministeriali" per il trasferimento in Lombardia: "Il mio Ministero e quello di Calderoli - ha detto - verranno in Lombardia a Monza, dove il sindaco ci ha messo a disposizione una sede" presso la Villa Reale della città brianzola. “Ci ha già consegnato la targa del Ministero per Villa Reale”.  "Anche il Presidente della Repubblica, almeno a parole, mi ha detto: 'Umberto ti aiuto io ad abbattere il centralismo romano'" chiosa Bossi: "La verità - ha aggiunto subito il senatur - è che dobbiamo fare da soli". Il leader leghista ha comunque ringraziato Silvio Berlusconi: "senza i suoi voti il federalismo non sarebbe passato". A Silvio Berlusconi e al Governo la Lega chiede quindi "non di raggiungere obiettivi" ma impone "uno scadenzario di cose da fare, entro una settimana, entro un mese, entro due mesi. Da qui alla fine dell'anno. Se è così si va avanti altrimenti puntini, puntini", chiarisce il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. Ma dal Pdl arriva subito il no alla diktat di Bossi sui ministeri: “I ministeri devono restare a Roma, così come previsto dalla Costituzione, al Nord si possono tarsferire solo sedi distaccate di rappresentanza dice Fabrizio Cicchitto. E le reazioni dell’opposizione si scatenano: “L’ultimo grande e pregevole risultato di Berlusconi è uno scontro, tutto interno alla maggioranza, tra il Nord e il centro del Paese: Alemanno e Polverini hanno dichiarato guerra a Bossi e Calderoli per una questione dei ministeri. Non ci pare che siano questi i problemi dell’Italia. Il tappo è saltato. Meglio andare alle elezioni che il caos di governo” sostiene Damiano del Pd, mentre Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni economiche del Pd alla Camera, definisce "vita da separati in casa" quella tra Lega e Pdl dopo il divorzio annunciato oggi da Bossi.

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di Davide Gambardella
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