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Presentato il rapporto Svimez.


Presentato il rapporto Svimez.
02/10/2011, 17:10

 

PRESENTATO IL RAPPORTO SVIMEZ: LA CAMPANIA È ULTIMA NEL MEZZOGIORNO!


 


 

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 


 

E’ stato presentato ieri l’annuale rapporto Svimez, che fotografa le condizioni economiche e sociali del mezzogiorno del nostro paese. Se negli anni passati, il Rapporto rappresentava una situazione dello sviluppo del Sud con luci ed ombre, questa volta non ci sono differenze o contraddizioni: le Regioni meridionali sono in recessione! Nel 2010 il Nord è cresciuto al ritmo di uno stentato 1,7%, mentre il Sud è cresciuto solo dello 0,5%. Il PIL prodotto nel Sud è solo il 58,5% di quanto viene prodotto nel Nord . Questo dato conferma una tendenza storica consolidata, della quale tutti dovrebbero, con onestà intellettuale, prendere atto: il Nord cresce a scapito del Sud! Se in 60 anni di rilevamenti dello Svimez, la differenza di crescita tra il Nord ed il Sud è stata sempre evidente e solo in pochi periodi il divario è diminuito, questo dato rappresenta il modello con il quale si è sviluppata la società italiana dal dopo guerra ad oggi. E’ evidente, che nel pieno di una crisi finanziaria ed economica come quella che stiamo attraversando, la rappresentazione delle condizioni del mezzogiorno appaiono drammatiche. Se qualcuno vuole conoscere i limiti reali e concreti della nostra crescita e vuole intervenire per correggerne le contraddizioni, deve concretamente promuovere lo sviluppo del Sud. In questo modo raggiungeremmo un nuovo equilibrio del bilancio dello Stato: crescita del PIL, minori spese per lo Stato, minore debito pubblico. Lo sviluppo del Mezzogiorno può rappresentare l’uscita dalla crisi dell’intero paese!


 

Secondo il Rapporto, il dato più indicativo che rappresenta una tendenza molto pericolosa è la partenza in massa dei giovani dal Sud. Sono oltre 600.000 i giovani che dal Sud sono andati a lavorare al Nord ed all’estero, in questi ultimi dieci anni, abbandonando definitivamente i propri paesi d’origine. Sono milioni quelli che hanno lavorato al nord in maniera saltuaria o che hanno fatto una esperienza più o meno lunga di lavoro fuori dal Mezzogiorno. Secondo i ricercatori dello Svimez, se a questa tendenza non si porrà un freno, nel 2050 la stragrande maggioranza di abitanti del Sud saranno anziani con età superiore ai 75 anni e bisognosi di assistenza. La perdita attuale nella crescita del Mezzogiorno, determinata dalla partenza dei giovani è enorme. Infatti, se ne vanno quelli più preparati, più aperti alle esperienze ed alla innovazione, capaci di inserirsi in ogni contesto. Nel Sud le famiglie pagano per formare coloro che realizzeranno la crescita di altri territori. Mantenere i giovani nel Sud, potrebbe essere il primo degli interventi per la ripresa della crescita economica di tutto il paese.


 


 

Nella drammatica rassegna dei dati del Rapporto Svimez, risulta evidente il declino della nostra Regione. La Campania è stata sempre la locomotiva che trainava la difficile crescita del Sud, ora è precipitato all’ultimo posto tra le Regioni meridionali. Il PIL pro capite prodotto in Campania è di 16.732 euro, inferiore a quello della Calabria, da sempre all’ultimo posto nella speciale graduatoria delle regioni a ritardo di sviluppo. Insomma, la Campania è l’ultima regione italiana in termini di crescita! Non poteva essere diversamente, Bassolino ha lasciato la Campania in condizioni drammatiche, il suo governo regionale, è stato un fallimento ed i dati ne rappresentano una indiscutibile conferma. Purtroppo il suo successore Caldoro, fino ad ora, non sembra aver attivato nessuna vera politica di sviluppo, anzi, al contrario, ha operato un vero e proprio blocco delle attività della Regione. Ad oltre un anno dal suo insediamento, il nuovo Governatore ha assistito impotente alle scelte di Tremonti, che non ha più restituito alla Campania i trasferimenti docuti per il piano sanitario, per i fondi FASS e per il cofinanziamento dei Fondi europei. In questo modo la Campania ha perso oltre 2 miliardi e mezzo di finanziamenti, che si sono aggiunti agli altri due miliardi di tagli alla spesa regionale,previsti dai tagli imposti alla spesa pubblica dalla crisi del mese di Agosto. In questo modo ai dieci euro di ticket imposti sulle prestazioni sanitarie da Caldoro, si sono aggiunti i dieci euro previsti dalla manovra del Governo, facendo lievitare ogni prestazione sanitaria di ben 20 euro. Una semplice visita dall’otorino, per un banale tappo di cerume, è passata da 4,82 a 24,82 euro. Una ecografia costa ben 56 euro. Questi costi si aggiungono alle tasse regionali che ogni cittadino della Campania paga e che sono i più alte di italia. D’altra parte non può essere ripianato il disavanzo di 500 milioni del trasporto regionale e sono saltate le corse più importanti per i pendolari. Si prospetta un futuro di recessione per la nostra Regione, che continua a perdere posti di lavoro, i casi della Fiat di Grottaminarda e della Alenia di Casoria, rappresentano solo gli ultimi esempi di una continua dismissione industriale che ne il Governo centrale, ne quello Regionale hanno dimostrato di voler contrastare.


 

Questa particolare situazione della Campania, a cui non sono estranee le vicende che investono il Governo di Berlusconi, hanno già inciso sulla coesione della maggioranza di Caldoro. Infatti, il vice presidente Giuseppe De Mita, dopo la riunione di Giunta per le nomine nelle ASL, si è dimesso. Il contrasto interno all’UDC, con Sommese, appare evidente, il prossimo congresso del partito di Casini, sarà determinante per la maggioranza che sostiene Caldoro. In questo senso si deve leggere la proposta del PD, uscita dalla festa dei democratici di Telese, che apre a rapporti nuovi in Consiglio, per equilibri politici diversi da quelli attuali.

Insomma, vecchia politica, mentre la Regione declina, i giovani se ne vanno e i giornali esultano per la conclusione della trattativa per la Coppa America. Pensate, Napoli ha strappato ben 8 giorni di regate. Solo chi non sa cosa sia la vergogna può spacciare per un successo questa elemosina.

Occorre un’altra politica, un altro sindacato, un'altra società civile, per riprendere il cammino dello sviluppo del Sud; occorre una nuova morale collettiva perché il lavoro dello Svimez sia letto e capito fino in fondo. Nei rapporti dello Svimez, è scritta la storia di una speranza continuamente delusa, di tutto quello che poteva essere e non è mai stato. In quelle pagine è scritto il fallimento di un paese, che ora si rammarica di avere un gran debito pubblico, senza prospettive di crescita.

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di Raffaele Pirozzi
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