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Cdm “a tempo”. Continua l’ostruzionismo Pd e Idv

Processo breve: tempi contingentati. Ritorna la quota 330

Il premier teme la trappola al momento del voto

Processo breve: tempi contingentati. Ritorna la quota 330
07/04/2011, 13:04

ROMA - È un tour de force quello che a Montecitorio si sta consumando tra i banchi della maggioranza e dell’opposizione in materia di processo breve. La stroncatura arrivata dal Csm, che vede nella prescrizione breve “una sostanziale amnistia, che travolgerà i processi in corso e avrà effetti negativi anche su quelli futuri”, non placa gli animi. Dopo l’ostruzionismo e la seduta notturna di ieri, anche oggi la giornata alla Camera sembra iniziare allo stesso modo.
L’opposizione adotta tutti i mezzi legittimi per impedire che passi il disegno di legge, Silvio Berlusconi, allo stesso modo, detta la linea ai suoi: chiama a raccolta tutti e non giustifica assenze in aula. In altre parole, avanti senza tentennamenti, perché il provvedimento deve diventare legge. Proprio per evitare incidenti che possano compromettere il voto finale sul processo breve, spunta il Consiglio dei ministri “a tempo”. Un Cdm contingentato, per permettere ai rappresentanti di governo di seguire, e in caso fosse necessario, di votare durante i lavori della Camera. Oggi la riunione dell’esecutivo è stata convocata, infatti, all’ora di pranzo e, cosa assai anomala, il comunicato ufficiale della presidenza del Consiglio, che solitamente annuncia l’ora di inizio della riunione, questa volta indica anche l’ora entro la quale il Consiglio dovrà terminare. La riunione inizierà alle 13.30 per terminare alle ore 15.00. Il Cdm si incardina così perfettamente tra le sedute antimeridiane e pomeridiane dell’aula della Camera: nella pausa pranzo per intendersi. In questo modo i ministri potranno partecipare alla riunione dell’esecutivo, senza far mancare il loro voto alla Camera, come era successo giovedì scorso.
Intanto l’irritazione per la risoluzione approvata dal plenum del Csm, che ha definito “amnistia” la prescrizione breve, non basta a far cambiare idea a Berlusconi sulla necessità di non mollare di un centimetro sul processo breve e anzi rinsaldano la ripetitiva convinzione di essere vittima di una persecuzione mediatico-giudiziaria. Così come, viene riferito da fonti di maggioranza, il timore di alcuni nel Pdl che l’empasse dei lavori alla Camera possa preoccupare ulteriormente il Quirinale sulla durata della Legislatura, non fa cambiare atteggiamento al capo del governo sulla tenuta della maggioranza: “Ho i numeri - avrebbe ribadito - e vado avanti”.

NELLA MAGGIORANZA TORNA LA FATIDICA QUOTA 330
Continua la battaglia nell’aula di Montecitorio. Ripresa la discussione, si va avanti anche oggi con l’ostruzionismo di Pd e Idv: i deputati dipietristi e democratici infatti stanno intervenendo a titolo personale a raffica sui singoli emendamenti ritardando le votazioni. Anche nei banchi della maggioranza, però, c’è qualcosa che preoccupa e torna alla ribalta la fatidica quota 330. Con il voto sul conflitto di attribuzione, è stata ancora una volta raggiunta quota 314: 12 voti in più rispetto all’opposizione e, soprattutto, tre nuovi voti (due dei liberaldemocratici Melchiorre e Tanoni, e uno dell’autonomista Aurelio Misiti). E anche se dall’Mpa sono in arrivo un paio di altri possibili deputati, la fatidica quota 330, necessaria alla maggioranza per navigare tranquilla a Montecitorio, non è ancora raggiunta. Proprio questo numero di deputati, infatti, permetterebbe a Berlusconi e alla sua squadra di governo di dormire sonni tranquilli.

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di Antonio Formisano
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