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Evenutalmente ci sarà aggregazione unica in Romagna

Province: sul tavolo ipotesi "Grande Emilia"

Si va verso l'abolizione delle province

Province: sul tavolo ipotesi 'Grande Emilia'
12/09/2012, 18:52

BOLOGNA - I presidenti delle Province e i sindaci dell'Emilia Romagna sono a lavoro sul nodo della riforma istituzionale che dovrebbe cambiare radicalmente i confini provinciali. Sono in corso, infatti, vertici e tavoli che valutano le ipotesi di aggregazione attorno, di fatto, a due ipotesi principali: una provincia unica della Romagna, e dall'altra parte un'ipotesi di “grande Emilia”, con però più di un distinguo. Le posizioni in campo sono, infatti, ancora molto diversificate. Partita a sé quella di Bologna, dove il confronto è strettamente legato alla nascita della città Metropolitana che vede il sindaco Virginio Merola e la presidente di Palazzo Malvezzi Beatrice Draghetti, anche qui, su posizioni piuttosto distanti soprattutto sul metodo di elezione o di nomina di chi dovrà guidarla. Nel dettaglio. “Modena non ha alcuna preclusione ed è pronta a confrontarsi su tutte le ipotesi in campo; qualcuna ci convince di più, qualcuna di meno, ma l'importante è trovare una soluzione coerente rispetto alle funzioni che il nuovo ente dovrà svolgere e al progetto complessivo di riorganizzazione dello Stato”. E’quanto ha affermato, infatti, il presidente Emilio Sabattini a conclusione dell'incontro con i sindaci modenesi tenutosi ieri all'ombra della Ghirlandina, in vista della trasmissione delle ipotesi alla Conferenza Autonomie locali che dovrà pronunciarsi sui diversi progetti di riforma. Secondo Sabatini, inoltre, le forze economiche e sociali modenesi “sono nettamente a sfavore di una Provincia che vada da Piacenza a Modena, mentre sono decisamente favorevoli ad aggregazioni di dimensioni più contenute”. Delle tre ipotesi in campo, dunque, la prima è quella che vede Modena insieme a Reggio Emilia e Ferrara, la Provincia Cispadana. “Una soluzione che guarda al futuro ed è coerente con gli investimenti strategici che la Regione ha programmato” ha precisato Sabattini, ricordando che l'autostrada regionale Cispadana, “avvicinerà ulteriormente questi territori e li farà dialogare”. La seconda ipotesi e' quella dell'aggregazione tra Modena e Reggio Emilia, “un'unione che in molti campi esiste già e nei fatti ha anticipato la politica - ha rimarcato Sabattini - basti pensare all'economia, all'istruzione, all'università”. C’è poi una terza ipotesi, avanzata da Reggio Emilia, che è quella di creare una Provincia Emilia comprendente Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena. Questa “è quella a noi più distante, quella che crea maggiori problemi - ha detto Sabattini - perché è difficile immaginare che avere su un territorio così ampio una rappresentanza unica di funzioni fondamentali quali ad esempio Prefetture, questure o Camere di commercio, possa rispondere a un'esigenza di maggior efficienza". Sebbene Sabattini escluda un 'no aprioristico e si sia detto "disponibile a discuterne", al presidente Modenese non è piaciuta l'iniziativa reggiana per la maxi provincia, per la quale è stato creato un comitato promotore, accompagnato da una petizione. "Riteniamo non consone alle istituzioni le modalità attraverso le quali si punta a sostenere questa proposta" ha infatti ammonito. “Noi siamo aperti al confronto, e vorremmo che da parte di tutti ci fosse analoga disponibilità” ha concluso il presidente, rimarcando che comunque “ogni ipotesi di riassetto debba essere necessariamente collegata in modo stretto al riordino delle funzioni da parte delle Regioni relativamente alla valorizzazione dei Comuni e delle Unioni”. Intanto però il neonato “comitato per Emilia” ha avviato la raccolta di firme per sostenere il progetto d'aggregazione amministrativa "con pari dignità" tra Modena, Reggio, Parma e Piacenza. Il modello, insomma, che convince poco Sabattini. Sono alcune migliaia le firme già raccolte a sostegno di questo progetto che è stato presentato a palazzo Allende alla presenza della presidente della Provincia di Reggio Emilia Sonia Masini e dal sindaco reggiano e presidente dell'Anci Graziano Delrio. "La gente sente già l'Emilia, il mondo conosce e apprezza questo territorio. E' questo il punto da cui partiamo" ha affermato Masini, convinta che con questo progetto "ci saranno maggior possibilità per l'economia di attrarre finanziamenti, ci saranno nuovi posti di lavoro e meno spese perché si andrà a razionalizzare quello che viene duplicato nelle diverse Province". "Con questa iniziativa cerchiamo di rilanciare un grande progetto per un miglior funzionamento del territorio, di adeguamento a nuove competenze" ha sottolineato Delrio, precisando che "ci sarà il ripensamento di un nuovo ente che dovrà essere il più possibile al servizio dei cittadini". "Questa è la discussione che abbiamo avviato - ha concluso - ed è importante che i cittadini inizino a pronunciarsi su questo grande processo di trasformazione". Sull'altro fronte, quello romagnolo, il confronto è gemello e verte sulla maxi-provincia unica, ma il nodo da sciogliere riguarda quale Comune farà da capoluogo e la contesa è tra Rimini e Ravenna. Per far valere il suo ruolo, la provincia di Rimini ha recentemente presentato un suo dossier, con tanto di numeri su residenti, presenze turistiche, comparto sanitario, passeggeri aeroportuali e dati sulla produzione dei rifiuti. Sulla carta, però è Ravenna che risulta la più pesante in termini anagrafici. Tuttavia si discute di qualsiasi ipotesi, anche quella di un'aggregazione senza un territorio guida unico. Se dunque il presidente della Provincia di Rimini Stefano Vitali, ha chiesto che ogni decisione sia assunta in base "ai numeri e non alla politica", dall'altro canto Ravenna avrebbe l'appoggio di Forlì per un suo ruolo guida. Il nodo, però, è tutto da sciogliere ed è certo solo che non ci sarà alcun automatismo.

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di Valerio Esca
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