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Pubblicità choc a Napoli, insorgono alle Pari Opportunità


Pubblicità choc a Napoli, insorgono alle Pari Opportunità
29/01/2009, 21:01

Rischia già di creare un caso la campagna pubblicitaria che è comparsa su alcuni cartelloni posizionati in zone nevralgiche di Napoli e che ha già suscitato forti polemiche. Nelle immagini, pubblicità di una società milanese di abbigliamento e moda femminile, si vedono delle ragazze afferrate con decisione e perquisite da due uomini vestiti come appartenenti alle forze dell’ordine, che più che con una perquisizione sembrano procedere con una meno nobile ‘palpatina’. I cartelloni, posizionati da piazza Garibaldi a via Medina a piazza Municipio, hanno provocato la dura reazione dell’assessore alle Pari opportunità della Provincia di Napoli, Angela Cortese, che definisce la pubblicità come “ignobile e lesiva della dignità delle donne”. L’assessore assicura che si farà portatrice di una “vibrata protesta contro la società milanese affinchè ritiri immediatamente dalla scena una campagna di comunicazione vergognosa, discriminante e violenta”. A quanto pare anche diversi internauti la pensano allo stesso modo: sul social network Facebook, come pare esser diventato prassi nelle ultime settimane, è già nato un gruppo che parla dell’argomento per richiedere la rimozione e invitare al boicottaggio dei prodotti dell’azienda milanese. Una polemica sicuramente prevedibile, in considerazione dei recenti fatti di cronaca che hanno sconvolto il Paese, ma che rischia di ingigantirsi fino a diventare paradossale, per poi scoppiare in una bolla di sapone. E qualche maligno potrebbe anche obiettare che, senza nulla togliere alla dignità delle donne, forse a Palazzo San Giacomo c'è qualche problema più urgente da affrontare, invece dell'ennesima crociata contro una pubblicità 'sopra le righe'.


Anche il sindaco Iervolino è intervenuta sulla vicenda, sposando la causa dell’assessore Cortese. “L’amministrazione comunale, - ha dichiarato, - sta rapidamente indagando sulla vicenda attraverso gli uffici competenti al fine di giungere alla rimozione dei cartelli”. “Ha perfettamente ragione l’assessore provinciale Angela Cortese, - ha aggiunto la Iervolino, - nel chiedere che, anche nei cartelloni pubblicitari, la dignità della donna venga completamente rispettata. Già sono tante e gravissime le violenze che le donne sono costrette a subire. Di conseguenza non è affatto opportuno incentivare una mentalità che le consideri ‘oggetto’.”. “Naturalmente, - conclude il sindaco, - nessuna ragione di tipo economico o commerciale può prevalere sul principio del rispetto della dignità della persona umana costituzionalmente garantito”. Parole sante, si potrebbe chiosare, ma con una piccola aggiunta: in molti casi sono gli obiettivi delle pubblicità, ovvero colpire il potenziale utente e imprimersi nella sua memoria, a prevalere sui buoni propositi, cavalcando l’onda della involontaria pubblicità che le polemiche possono garantire. Pochi cartelloni per causare tanta indignazione ed un ritorno pubblicitario sicuramente enorme. Una formula che ha spesso usato la pubblicità per raccogliere molto più di quanto si è seminato. Ha fatto scuola Benetton anni fa, con la famosissima immagine dei due cavalli che si accoppiano, e con gli scenari di guerra associati a nuovi capi da vendere. Esempio seguito egregiamente da Oliviero Toscani che, con la sua pubblicità choc sull’anoressia, ha imperversato sui media per giorni e giorni. Ed adesso la Relish non ha fatto altro che puntare sul cavallo vincente: sorprendere, colpire, emozionare, farsi ricordare. In bene o in male, questo è secondario.

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di Nico Falco
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