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Quali i pericoli e quali i rischi da scongiurare

Qualche consiglio agli "indignados" di tutto il mondo

Tentativo di analisi lucida del mondo che verrà

Qualche consiglio agli 'indignados' di tutto il mondo
03/06/2011, 16:06

Il premio Nobel Muhammad Yunus, nel suo splendido "Un mondo senza povertà", scrive che l'attuale sistema capitalistico-consumistico commette un madornale errore: considerare l'uomo in maniera unidimensionale e, cioè, esclusivamente orientato alla ricerca del profitto ad all'incremento delle proprie ricchezze. La speranza-previsione, però, è che ben presto l'uomo riuscirà a superare la propria schiavitù materialista e a guardare non verso qualche nuova forma di spiritualismo new age ma, al contrario, verso una struttura socio-psico-sociale che preveda anche la gratificazione morale oltre a quella strettamente economica.
Una visione sicuramente ottimista ma assolutamente non illusoria che trova il sottoscritto particolarmente concorde. Confidare in un mondo non perfetto ma "semplicemente" meno squilibrato ed insensibile è un dovere da considerare, prima ancora che un piacere da concedersi. Ciò premesso, si intuisce quanto il parere del sottoscritto in merito ai nuovi "movimenti dal basso" che stanno nascendo in varie parti del globo non possa che essere più che positivo; addirittura entusiastico. Proprio per tale motivo, però; proprio per il sentimento di grande speranza che nutro verso queste formazioni apartitiche , ci tengo molto a "proteggerle" da contaminazioni maligne, strumentalizzazioni e manipolazioni di ogni tipo. In particolare, con riferimento agli "indignados" spagnoli che pian piano stanno contagiando anche la nostra sonnolenta penisola, mi permetto di lasciare giusto un paio di consigli ai nuovi "rivoluzionari" che si stanno organizzando nel Bel Paese.
In primis, quando si organizzano simili raggruppamenti di liberi cittadini "indignati", occorre guardarsi bene dal rischio di autoreferenzialità e di "nicchismo" isolante. Mi spiego: la vera rivoluzione, la vera scossa che potrebbe far crollare il sistema imperfetto nel quale viviamo, sarà rappresentata da piazze riempite non più solo da giovani, disoccupati, precari e vecchi figli dei fiori un po' nostalgici. Il vero segnale di cambiamento si avrà quando, per le strade a proporre alternative, ci saranno anche quelli che hanno un lavoro stabile, una vita non troppo frustrante e qualcosa da mettere in gioco.
Non si pretende che a partecipare alle manifestazioni siano grandi possidenti e multimilionari ma che, almeno il cosiddetto "cittadino comune" non ridotto però sul lastrico e/o non dotato di grande senso civico, riesca ad abbandonare il proprio egoismo e la propria rassegnazione alla sussistenza esistenziale. Come favorire tutto ciò? Semplicemente (si fa per dire) evitando di assumere atteggiamenti integralisti e presuntuosi tipici delle sette (che possono contare anche centinaia di migliaia di membri). Per questo occorre non lasciare ai soli ed appassionati adolescenti, ai disperati ed a qualche anarchico esaltato il megafono ma affidarsi anche a persone preparate, lucide e di mentalità più che aperta.
Secondo punto importante: al contrario di ciò che l'ipocrita e poco cosciente moda contemporanea propaganda, rendersi conto che un movimento "nato dal basso" ha bisogno di diversi leader-portavoce dotati di grande cultura, grande carisma, grande entusiasmo ed eccezionali capacità organizzative. Il leaderismo di vecchio stampo ha effettivamente mostrato tutti i suoi limiti e non è più proponibile ma, al contempo, il populismo delle piazze stracolme di scontenti può essere un elemento devastante per ogni nuova forza civica (e civile) che si pone il difficilissimo compito di proporre alternative alle politiche di gestione del pianeta. I portavoce, naturalmente, potrebbero essere eletti dalle stesse assemblee di piazza e dovrebbero essere posti sotto il vigile controllo di tutti gli altri membri. Senza un tipo di organizzazione simile, l'intero movimento è destinato a scomparire o comunque a "sgonfiarsi" parecchio nel giro di breve tempo.
Non può infatti esistere organizzazione efficace, pervasiva ed efficiente che non si affidi ad alcune figure-punti di riferimento dotate idee chiare e, allo stesso tempo, di una saggia tendenza al dubbio ed all'autocritica. Nel giro di 10 anni, buona parte della partitocrazia che per anni ha governato quasi del tutto incontrastata, si sgretolerà e lascerà spazio a forme rappresentative diverse e più democratiche. Lo stesso sistema democratico si evolverà verso forme differenti e più genuine (anche se più difficoltose da gestire) di interazione tra elettori ed eletti. Tutti questi cambiamenti avverranno indipendentemente dalla volontà delle grandi lobby e degli "affezionati" alle poltrone. In maniera pacifica (Madrid) o violenta (Libia, Egitto, Marocco ecc) chi oggi detiene le redini del potere dovrà smettere di essere sordo ed ascoltare le istanze sempre più consapevoli e martellanti di frange via via più ampie di popolazione. In Europa non si è ancora raggiunto il punto limite ma, considerando elementi come disoccupazione (soprattutto giovanile), imposizione fiscale asfissiante, corruzione delle istituzioni ed immigrazione non è difficile comprendere e prevedere che lo stravolgimento è alle porte.
A chi se ne farà attore non resta dunque che conservare lucidità e buon senso; dimostrandosi aperto anche al "nemico" sconfitto e consapevole dell'infinita complessità del mondo globalizzato.

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di Germano Milite
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