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Quali futuri scenari per la politica italiana?


Quali futuri scenari per la politica italiana?
30/01/2011, 17:01

Ormai è sempre più evidente che Silvio Berlusconi - e con lui il Pdl - sono in agonia. Non morti, e anzi, non è detto che l'agonia sia qualcosa di breve. Dato che Berlusconi può contare sull'appoggio incondizionato di Pd e Udc, può durare ancora a tempo. Ma adesso è diventato totalmente incapace di governare, persino di farsi le leggi ad personam.
Che cosa succederà? Le ipotesi sono molteplici, ma quasi tutte assurde. Come quella che vede la possibilità di un Berlusconi che fa un passo indietro per lasciare il potere a Tremonti oppure - ancora più ridicolo - ad Alfano. Questo errore l'ha fatto nel 1995, quando indicò Dini al suo posto, convinto di poterlo manovrare; ora non ci ricascherà. Anche perchè Berlusconi non è Previti, non sarebbe capace di diventare un assiduo frequentatore del Parlamento, per avere la scusa per non far fare i processi. E comunque il Tribunale di Milano sarebbe felicissimo di piazzare le udienze al sabato per i suoi processi. Quindi il premier resterà attaccato a quella poltrona con le unghie e con i denti. Altrettanto ridicola l'idea che Berlusconi voglia andare al Quirinale. Potrebbe cercare di contrattare questo con l'opposizione nel caso in cui venisse sconfitto alle elezioni, e sempre per sfuggire ai processi. Ma lo sanno tutti che quella di Presidente della Repubblica è una carica puramente onorifica, priva di poteri sostanziali. Ed un paranoico come il nostro Presidente del Consiglio non si fida di nessuno.
Inoltre la sua salute è sempre più cagionevole. Non so se sono l'unico ad avere notato come le sue uscite siano sempre più rare sia come numero che come tempi. Ormai è finito il tempo di una campagna elettorale intensiva come quella che condusse nel 2009 per far eleggere Cappellacci a Presidente della Sardegna. Un simile tour de force, con andata e ritorno praticamente tutti i giorni tra Roma e l'isola, anche se fatto con i comodissimi aerei di Stato, sarebbe per lui insostenibile.
E quindi cosa succederà? Semplice: il Pdl esisterà finchè ci sarà lui che potrà contare sui suoi soldi e su una schiera di servi devoti. Dopo di che ci sono due alternative: o il suo posto verrà preso da qualcuno che ha le sue stesse caratteristiche oppure il suo partito esploderà.
Ma c'è un'unica persona che può prenderne il posto: la figlia Marina. Ha lo stesso disprezzo del padre per la legge, la stessa smania di comandare, ma sostituisce la paranoia e i complessi di inferiorità che ha il padre con la cattiveria tipicamente femminile. E sicuramente ci proverà ad assumere quel posto. Ma tutti i servi che circondano il premier accetteranno di essere comandati da una donna? Si tratta di persone piuttosto anziane, con una età media superiore ai 50, ed abituati a considerare le donne solo se giovani, belle ed orizzontali; e certamente non nell'ambito della politica. L'alternativa è una lotta tra cani appena il padrone è andato via. Ma la caratteristica che hanno i dittatori è quella di sopportare intorno a sè solo persone capaci quel tanto che basta a non dare fastidio. E attualmente nessuno è in grado di prendere il posto di Berlusconi: Bondi, Cicchitto, Scajola, Tremonti, Alfano sono obbedienti ma niente altro. E se comincia una lotta intestina nel Pdl, l'unico effetto che si avrà è una sua frantumazione. Una frantumazione che inciderà pesantemente anche sugli altri partiti. Infatti una parte di coloro che oggi votano Pdl voterà per i tanti partitini che si creeranno; ma ci saranno molti voti in libera uscita. Un questi voti in parte andranno alla Lega Nord, ma una parte arricchirà il polo di centro, se Casini e Fini riusciranno a creare una amalgama. Operazione che se, condotta in porto, può creare problemi al Pd, che rischia di perdere le correnti più centriste.
Insomma, uno scenario da Prima Repubblica: un nuovo grande partito di centro (anche se magari arriverà solo al 15-20%), che si alleerà di volta in volta con i partiti di destra o di sinistra. Ed è probabile che a quel punto il Pd cambia ancora identità - magari sotto la spinta di Vendola - spostandosi più a sinistra ed assorbendo quella galassia di micropartiti che ora sono fuori dal Parlamento.
Ho volutamente ignorato Lega ed Idv, ma non per capriccio. Si tratta di due partiti che in piccolo hanno la stessa struttura del Pdl e quindi sono destinati alla stessa fine: quando il leader non è in grado più di comandare, o viene sostituito o i vice smantellano tutto nella lotta che scoppia tra di loro

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di Antonio Rispoli
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