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Mancano due settimane alla scadenza del Cda

Rai: il governo Monti stretto tra i veti del Pd e del Pdl


Rai: il governo Monti stretto tra i veti del Pd e del Pdl
13/03/2012, 09:03

ROMA - Si avvicina la scadenza del Cda Rai e sale la tensione tra Pd e Pdl. Le posizioni sono note: il partito di Berlusconi vuole che l'attuale consiglio di amministrazione venga prorogato fino a dopo le elezioni del 2013 così com'è, per poter continuare ad avere il controllo totale della TV pubblica alle prossime consultazioni elettorali; il Pd vorrebbe rompere questo blocco "Raiset" ed ottenere almeno una riduzione del numero dei consiglieri dai 9 attuali a 5.
Ma le dichiarazioni degli ultimi giorni mostrano come l'argomento sia molto mal tollerato dal Pdl che, attraverso le dichiarazioni del segretario Angelino Alfano, ha avvertito che non accetterà mai di discutere di una riforma della governance della Rai, "perchè questo è un governo che è nato per occuparsi dei problemi economici del Paese", come ha detto ad Orvieto.
Tuttavia Paolo Gentiloni, del Pd, lancia un allarme ad entrambi i partiti: "Sono contrario alle ritorsioni del Pd contro l'esecutivo. Ma temo che una guerra di veti sia nella logica delle cose. Inevitabile. Se lo stop è frutto di un veto berlusconiano, si crea un precedente pericoloso". E rincara la dose Matteo Orfini, sempre del Pd: "Può però il governo prendersi la responsabilità di tenere in piedi due capisaldi del berlusconismo, conflitto d'interessi e giustizia? Secondo me no".
D'altronde, se il Pd mantiene la parola data attraverso il suo segretario Pierluigi Bersani, diserterà eventuali riunioni mirate a nominare il nuovo Cda. E poichè anche l'Idv ha preso la stessa decisione, il rischio è che un rinnovo sarebbe impossibile. Oppure - ed è persino peggio - un Cda nominato da Lega Nord, Pdl e Udc, dato che il primo partito attualmente figura all'opposizione del governo. Il tutto mentre la Rai continua ad essere mal diretta, a dare la precedenza a pessimi programmi con share ridicolmente bassi e una azione diretta a favorire le entrate pubblicitarie di Mediaset, anzichè contrastarla.

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di Antonio Rispoli
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