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Rischio commissariamento

Rai: sul Cda tiro alla fune in Vigilanza

Fissato per domani alle 9 il seggio elettorale

Rai: sul Cda tiro alla fune in Vigilanza
04/07/2012, 19:07

ROMA - Colpi di scena a ripetizione sul problema del nuovo Cda della Rai. L'ufficio di presidenza della commissione parlamentare di Vigilanza ha fissato per domani alle 9 il seggio elettorale per eleggere i sette componenti del Cda di nomina parlamentare. Il seggio potrebbe rimanere aperto a oltranza, fino a quando non ci sarà l'attesa fumata bianca. Il Pdl insiste però nel minacciare di far mancare, come è avvenuto oggi, il numero legale per procedere al voto (sono necessari 21 presenti su 40 componenti della commissione). Il clima si è surriscaldato dopo l'annuncio del senatore Paolo Amato, Pdl: ”Voterò Flavia Piccoli Nardelli per sbloccare la situazione”. A quel punto Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vicepresidente dei senatori del Pdl, chiedevano formalmente la sostituzione di Amato in Vigilanza, ritenendolo ormai “fuori” dal Pdl. Intanto davano indicazioni ai parlamentari del Pdl e del Carroccio di far mancare il numero nella Vigilanza convocata alle 13,30. Mentre Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini, segretario del Pd e leader dell'Udc, insieme ad altri esponenti politici prospettavano l'ipotesi del commissariamento della Rai per evitarne il default, iniziava la schermaglia procedurale a base di norme. Filtrava la notizia che Renato Schifani, presidente del Senato, aveva pronta una lettera con la quale si apprestava a sostituire Amato con il senatore Pasquale Viespoli (Coesione nazionale). Iniziava subito un fuoco di sbarramento contro quella possibile mossa. Roberto Rao, Udc, faceva menzione del regolamento che regola la Vigilanza: “Un componente della commissione non può essere sostituito, si può solo dimettere per lasciare il posto a un altro collega. Poi c’è un meccanismo complicatissimo per stabilire l’equilibrio tra le diverse componenti politiche”. Sono in tanti coloro che infatti hanno cambiato casacca politica dall'inizio della legislatura e forse la Vigilanza non rispecchia più i rapporti di forza dell'inizio. “In teoria, in caso di dimissioni, il singolo commissario dovrebbe essere sostituito da un altro in rappresentanza dell’area politica meno rappresentata”, aggiunge Rao. Antonio Di Pietro attacca preventivamente Schifani per evitare che scriva la lettera su cui circolano indiscrezioni: non può operare la sostituzione automatica del senatore, anche perché quest'ultimo annuncia che non ha nessuna intenzione di dimettersi, né dal gruppo del Pdl né dalla Vigilanza. Anzi, domani si presenterà in Vigilanza alle 9. Di Pietro ricorda anche l’episodio di Riccardo Villari, eletto nelle liste del Pd all'inizio della legislatura e oggi di Coesione nazionale, che fu eletto presidente della Vigilanza con i soli di Pdl e Lega Nord in barba a ogni logica politica. Anche Paolo Gentiloni, Pd, ex ministro delle Telecomunicazioni, regolamento alla mano, dà l'altolà a Schifani: non é possibile sostituire d'ufficio un commissario della Vigilanza, se questi non si é preventivamente dimesso. Poco prima delle 17 viene diffusa una nota di Palazzo Madama che conferma la lettera di Schifani: la sostituzione di Amato con Viespoli è però spiegata per un eccesso di rappresentatività del Pdl. La sostituzione non avrebbe nulla a che fare con quanto avvenuto in Vigilanza ma sarebbe stata preparata da tempo. Quest'ultimo è un altro episodio che butta benzina sul fuoco delle tensioni in Vigilanza. Amato dichiara: “La mia sostituzione è formalmente corretta. Sarebbe stato meglio se fosse arrivata prima o dopo la nomina del Cda della Rai”. “Dal punto di vista giuridico - sottolinea Antonello Falomi, responsabile Comunicazione dell'Idv - è assai discutibile il commissariamento della Rai. Numerose sentenze della Corte costituzionale stabiliscono che il governo della Rai spetta al Parlamento e non all'esecutivo. Se mai, il governo potrebbe riformare le norme della governance del servizio”. In effetti, se non si dovesse chiudere quanto prima la vicenda dell'elezione del nuovo Cda dellaRai contando sulla ragionevolezza delle forze politiche e dei singoli commissari, ci si interroga su come Mario Monti potrebbe intervenire per risolvere il rebus del nuovo Cda della Rai. Sarebbe possibile un decreto legge che riforma la governance del servizio pubblico?. Domani lo scenario più probabile è che Pdl e Lega Nord possano continuare a far mancare il numero legale in Vigilanza per evitare il voto. Per loro, è inaccettabile che dei sette commissari quattro vadano al centro e al centrosinistra e solo tre al centrodestra. Il tiro alla fine potrebbe continuare con il rischio di spezzarla. Intanto restano non ancora insediati in viale Mazzini sia Anna Maria Tarantola (non ancora designata, al pari degli altri membri, nel Cda), sia Luigi Gubitosi, indicati dal governo come presidente e direttore generale della Rai.

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di Valerio Esca
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