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L’accusa: violenza e minaccia a un corpo politico

Rapporti mafia-Stato: il senatore Dell’Utri indagato

Lui dichiara: “E’ veramente allucinante”

Rapporti mafia-Stato: il senatore Dell’Utri indagato
24/11/2011, 20:11

PALERMO - È con l’accusa di violenza e minaccia a un corpo politico e istituzionale dello Stato, che nell’inchiesta riguardante la trattativa tra Stato e Mafia un altro nome eccellente fa la sua comparsa. Si tratta del senatore Pdl, Marcello Dell’Utri, indagato dalla Procura di Palermo. L’indiscrezione riguardante l’iscrizione di Dell’Utri nel registro degli indagati circolava da diversi mesi, ma non era mai stata confermata. Ora a confermare tale notizia sono proprio gli ambienti giudiziari. Dell’Utri è indagato insieme con altri uomini delle istituzioni: secondo i magistrati della Dda di Palermo, tra il 92 e il 94 avrebbe svolto un ruolo nella trattativa tra lo Stato e i boss per fare cessare le stragi mafiose.
La fonte principale delle accuse nei confronti del senatore del Pdl, già condannato in appello a sette anni per concorso in associazione mafiosa, è Massimo Ciancimino, assieme ai pizzini da lui prodotti e da lui attribuiti a Bernardo Provenzano: Ciancimino avrebbe indicato Dell’Utri come colui che lo avrebbe sostituito nella conduzione della trattativa, che sarebbe partita dopo la strage di Capaci. A fare il nome di Dell’Utri ai pm, però, è anche il pentito Stefano Lo Verso, che ha sostenuto di aver saputo da Provenzano che, dopo le stragi del 92 e del 93, Dell’Utri, ex manager di Publitalia tra i fondatori di Forza Italia, si sarebbe offerto come garante politico degli interessi di Cosa nostra. “Io indagato per la trattativa tra lo Stato e Cosa nostra? E’ veramente allucinante” ha commentato il diretto interessato. “La Procura di Palermo ha fatto una grande insalata russa - ha detto ancora - per quanto mi riguarda i magistrati stanno pestando l’acqua nel mortaio”.
L’inchiesta, condotta dai pm Nino Di Matteo, Paolo Guido e Lia Sava, ipotizza l’esistenza di una trattativa tra Stato e mafia che negli anni avrebbe visto alternarsi diversi protagonisti istituzionali, politici e mafiosi. Nell’indagine sono coinvolti, oltre ai boss Totò Riina, Bernardo Provenzano e Antonino Cinà, il generale dei carabinieri Mario Mori, il suo ex braccio destro al Ros, Giuseppe De Donno, Angelo Angeli, un ufficiale dei carabinieri, alcuni esponenti dei Servizi e lo stesso Ciancimino jr.

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di Antonio Formisano
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