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Referendum: il diritto di non avere diritti


Referendum: il diritto di non avere diritti
11/06/2011, 16:06

Come sempre avviene ai referendum, anche in questo caso non è esistito un confronto tecnico sul sì e sul no ai singoli quesiti referendari. A torto o a ragione (per lo più a torto) la discussione si è fondata su argomenti estranei ai referendum, per lo più di tipo politico. Il principale, avallato dal governo, è quello che sostiene che i referendum sono inutili. Vediamo perchè. Secondo il governo, il referendum sul nucleare è inutile in quanto il dl Omnibus cancella il provvedimento sul nucleare (ma non impegna il governo a non costruire centrali nucleari, per cui la Cassazione ha stabilito che il referendum si deve fare). Quelli sull'acqua sarebbero inutili in quanto, sempre secondo il governo, non c'è alcuna privatizzazione dell'acqua, che resta pubblica, ma la presenza dei privati nella distribuzione permetterà di trovare quei 64 miliardi necessari a risistemare il sistema idrico che è un vero colabrodo. Dimenticando però che questo significa bollette che se tutto va bene (esperienza concreta insegna) triplicano e la qualità dell'acqua che peggiora.
Questo significa che hanno invitato a votare "no" al referendum? Assolutamente no. Hanno invitato a non andare a votare. Perchè, consci della debolezza delle loro argomentazioni, preferiscono provare a sommare la loro astensione a quella naturale del 30-40% della popolazione e provare a non raggiungere il quorum. E hanno spiegatodiverse volte, in questi giorni che il non votare non è una fuga dalle proprie responsabilità, ma è una possibilità stabilita dai Padri Costituenti quando hanno fissato un quorum per la validità del referendum.
Ora, delle tante sciocchezze dette dai politici, questa è una delle più grosse. Infatti, è vero che venne fissato il quorum, ma la motivazione non fu questa. Il ragionamento era ben diverso, e molto più profondo. Alla base c'era la questione del diritto. Dato che con il referendum si fa un atto politico, esso non può essere lasciato nelle mani di una minoranza, magari organizzata da un singolo partito. Raccogliere 500 mila firme, come richiede il referendum, è relativamente facile se hai una organizzazione diffusa e capillare. Ma 500 mila persone non possono fare un referendum, per esempio, che interessa i soli cittadini di MIlano. E quindi ecco l'idea del quorum. Contando sulla serietà della classe politica e sul fatto che avrebbe comunque agito in maniera eticamente corretta (quante illusioni che si facevano allora quei signori), pubblicizzando l'esistenza del referendum e mettendo al corrente tutti i cittadini di cosa avrebbe riguardato, la mancanza del quorum avrebbe significato che erano gli italiani non interessati al contenuto del referendum.
Invece, mentre in passato il referendum è stato bene o male reso noto e votato (lasciamo stare se di volta in volta hanno vinto i sì o i no), dopo il 1995 e i 12 referendum promossi dal Partito Radicale di Marco Pannella, le cose sono cambiate. Berlusconi ha completamente cancellato qualsiasi discussione sul referendum. E così qualunque richiesta referendaria è stata semplicemente cancellata dalle Tv e dai giornali, finendo così nel disinteresse.
Ma attenzione ad un dettaglio. Non votare è legittimo, naturalmente. Ma non perchè sia un nostro diritto. E' la semplice rinuncia ad un diritto; anzi, ad un "dovere civico", come dice la nostra Costituzione. Ma bisogna fare attenzione. Una volta che si è' rinunciato ad un diritto, come si fa a mantenere gli altri? Alla lunga, si finisce col rinunciare a tutti gli altri, se non si fa attenzione. Oppure (ed è peggio) è chi ha il potere a privarcene, dato che il diritto di votare, il diritto di scegliere su quale strada spingere il nostro Paese, è l'architrave su cui si costruisce qulasiasi democrazia.

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di Antonio Rispoli
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