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I quesiti restano 4. Tentativi falliti del governo

Referendum: nuovo schiaffo politico al premier

Opposizioni al rush finale: ingorgo di piazze tra IdV e Pd

Referendum: nuovo schiaffo politico al premier
02/06/2011, 09:06

ROMA – Non è ancora terminata la settimana nera di Silvio Berlusconi e nonostante bruci ancora la sconfitta elettorale delle amministrative, il premier e la sua maggioranza si ritrovano a fare i conti con un nuovo schiaffo politico. Per il 12 e il 13 giugno, infatti, i referendum restano quattro e questo in automatico vuol dire che il tentato scippo da parte del governo con il decreto legge Omnibus, che sul nucleare voleva essere un trucco oltraggioso alla democrazia e ai diritti dei cittadini, si è rivelato un nulla di fatto. La decisione della Corte di Cassazione di mantenere in vita anche il quesito referendario sul nucleare, indipendentemente da quello che sarà il risultato delle prossime urne, rappresenta un nuovo boccone amaro che il premier deve mandare giù. Ancora più amaro dal momento che siamo a pochi giorni dalla disfatta delle elezioni amministrative e tanto il governo quanto il Pdl già sono alle prese con un difficile rilancio.
Intanto gli Ambientalisti e le opposizioni danno il via al rush finale della mobilitazione per raggiungere il traguardo del quorum e la vittoria dei sì. E ottengono un richiamo dell’Agcom affinchè la Rai dia spazio alla pubblicità dei quesiti negli orari di maggior ascolto. “Sono stati smascherati ancora una volta i trucchi del governo”, esultano Pierluigi Bersani e Antonio Di Pietro. Il Pd spera di celebrare, come dice Enrico Letta, “il terzo tempo delle elezioni”, ottenendo un successo che, se non sarà una spallata, almeno indebolisca il governo. Il leader IdV Antonio Di Pietro, invece, chiede ora di “deberlusconizzare” il referendum, togliendo il cappello dei partiti dall’appuntamento per cercare di portare anche cittadini di centrodestra al voto. E proprio tra Pd e IdV si è creato un ingorgo di piazze per la chiusura della campagna referendaria venerdì 10 giugno, con i democratici a Roma e i dipietristi con quattro piazze prenotate nella capitale, a Milano, Napoli e Cagliari. E a sostegno del quorum, senza entrare nel merito delle scelte, si schiera anche il Terzo Polo, con il presidente della Camera Gianfranco Fini che ribadisce la sua intenzione di andare a votare.
Il Pdl dal canto suo lascia libertà di voto sul nucleare, ma soprattutto considera, come sostiene Maurizio Lupi, “improprio” l’uso del referendum “per dare una spallata al governo” e “inappropriato” il significato politico che a tale quesito si sta attribuendo. Considerazione a dir poco ridicola, dal momento che la stessa maggioranza di governo ha tentato il tutto per tutto pur di annullare tale referendum sul nucleare. E lo ha fatto solo ed esclusivamente per il timore di confrontarsi con il giudizio popolare e quindi per scongiurare l’ipotesi che l’esecutivo dovesse fare i conti con una sfiducia popolare. Se non è impostazione politica questa cosa è?

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di Antonio Formisano
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