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Dialogo Berlusconi-Fini:"Tutto come doveva andare"

Regionali ed accordi Pdl-Udc: deciderà il Premier


Regionali ed accordi Pdl-Udc: deciderà il Premier
21/01/2010, 18:01

ROMA - La puntata al fulmicotone di ieri sera che ha infiammato le poltrone di Porta a Porta pare non aver sciolto gli innumerevoli nodi nati dai numerossisimi intrecci e dagli altrettanto ingombranti inciuci collegati alle prossime regionali. La sottile ma aspra lotta tra Udc e Pdl continua al limite dello scontro diretto e lascia intravedere la confusione che regna quasi sovrana nel Pd e la linea a volte poco chiara  dell'Idv (specialmente in Campania dove, i rappresentanti dipietristi, dicono inspiegabilmente no al sindaco De Luca come possibile candidato governatore).
Intanto, un altro pranzo chiarificatore della durata di due ore e mezza ha visto protagonisti Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini i coordinatori nazionali del partito, i capigruppo e i loro vice. Tema principe dei commensali è stato ovviamente il punto generale sulla questione alleanze e sulla spartizione delle regioni con gli alleati leghisti (e di sicuro non si è sentito il bisogno di aggiungere pepe alle pietanze).
Tra nomi già noti e nuovi candidati come Renato Brunetta proposto primo cittadino di Venezia, si è giunti alla conclusione che i risultati sin'ora raggiunti sono positivi.
Lo stesso Berlusconi, infatti, interrogato al suo rientro a Palazzo Grazioli, ha sinteticamente sostenuto che "tutto è andato come doveva andare". E per quanto riguarda le candidature? Anche qui una risposta che dice tutto e al contempo niente:"C'è chi farà gli annunci".
La notizia certa riguarda invece la delega affidata proprio al Cavaliere per stabilire definitivamente i rapporti con il partito di Pier Ferdinando Casini. In tema di pranzi, infatti, si è ribadita ancora una volta l'accusa mossa verso l'Udc di perseguire "una politica dei due forni" alleandosi per le regionali un po' con il Pd ed un po' con il Pdl.
Insomma alla maggioranza la strategia a macchia di leopardo decisa dal leader centrista non convince. A confermarlo è anche il coordinatore del Popolo delle libertà Sandro Bondi:"Confermiamo la valutazione negativa della linea dell'Udc. In particolare, non condividiamo la linea di Casini di volersi alleare a macchia di leopardo, a seconda delle circostanze con la sinistra".
Nel sommo vertice del partito berlusconiano si rimarca dunque con forza l'imperitura differenza nel concepire il bipolarismo rispetto ai centristi ("Più che grande centro siete un centrino da tavolo"; cit. Paolo Bonaiuti) e l'impossibilità di garantire un dialogo sereno proprio a causa della non trascurabile disparità di vedute. L'alleanza tra centro e centrodestra ci sarà sicuramente nel Lazio ma, in ogni caso, è percebile fin troppo chiaramente che la stretta di mano tra Udc e Pdl è fatta a detti stretti, sguardi perplessi e cuore colmo di risentimento e diffidenza.
Tra i vari nodi, comunque, resta non sciolto quello della Campania: il Pdl ha già deciso per Stefano Caldoro, il Pd tentenna, l'Idv è evanescente ed espleta per ora esclusivi ruoli da inconcludente partito del veto. E l'Udc? Divisa tra il candidato "consigliato" da Ciriaco De Mita (il rettore dell'Università di Salerno Raimondo Pasquino) e le varie alleanze possibili per rispettare la famosa e tanto criticata "macchia di leopardo". Ad unire i punti non si arriva quindi a poter scorgere un chiaro disegno ma oramai manca poco ed occorre, paradossalmente, decidere in fretta per non dovere decidere troppo di fretta.

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di Germano Milite
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