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Il premier preoccupato dai sondaggi, prende tempo

Retromarcia di Berlusconi: "Niente voto, si va avanti"


Retromarcia di Berlusconi: 'Niente voto, si va avanti'
09/09/2010, 09:09

ROMA - Improvviso dietrofront del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sull'idea di andare al voto. Poche ore dopo le dichiarazioni del leader leghista Umberto Bossi, che assicurava che si sarebbe andati presto al voto, da Palazzo Grazioli arriva la smentita del premier: "Noi andiamo avanti, dobbiamo governare. Serve responsabilità e stabilità, andremo avanti per il bene del Paese. Se poi ci sarà qualcuno che si assume la responsabilità di far cadere il governo, vuol dire che ora sta bluffando. Lavoriamo non per le elezioni ma per proseguire la legislatura, vogliamo garantire il governo del fare, io non vengo meno ai miei impegni e convincerò Bossi".
La decisione in realtà ha due motivazioni, entrambe legate ai sondaggi. La prima, riguarda il fatto che il Pdl è sempre più giù: lontani i tempi in cui arrivava al 35% e oltre, ora arranca sul 28% e anche meno. E la separazione da Fini, anche se lo staff del Presidente del Consiglio lo nega, ha portato via almeno 5-6 punti percentuali di voto, oltre a creare una robusta quota di indecisi. A questo si aggiunge un dato: dimettersi e andare ad elezioni, soprattutto in questo momento di crisi economica, rischia di essere malvisto dagli elettori; bisogna scaricare la colpa su qualcun altro. Insomma, è il gioco del cerino acceso di cui si parla tanto: bisogna creare la situazione per lasciare il cerino acceso nelle mani di qualcun altro.
E poi c'è una terza motivazione: la giustizia. Chiudere ora la legislatura significa arrivare al 14 dicembre, data in cui la Corte Costituzionale molto probabilmente casserà la legge sul legittimo impedimento, con un governo non ancora formato. Tra una procedura e l'altra, nessun provvedimento di legge potrebbe essere approvato prima di marzo; e nel frattempo, se anche Berlusconi fosse di nuovo Presidente del Consiglio, sarebbe difficile creare rapidamente una affolatissima agenda di impegni che blocchi l'attività del Tribunale di Milano. In particolare a proposito del processo Mills, per il quale, data la possibilità di acquisire i documenti e la sentenza della parte riferita all'avvocato inglese, le udienze necessarie alla conclusione sono veramente poche.

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di Antonio Rispoli
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