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E Fini e D'Alema auspicano la 'ricetta Tatarella'

Riforme, Bossi-Veltroni 'la Costituzione non va Cambiata'


Riforme, Bossi-Veltroni 'la Costituzione non va Cambiata'
11/02/2009, 20:02


Parlando alla commemorazione di Giuseppe Tatarella, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha auspicato “una corale assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche, nel rispetto della distinzione tra maggioranza e opposizione, per realizzare le riforme”.


Per Umberto Bossi, ministro delle Riforme, il presidente della Repubblica resta una “figura di garanzia” ed è giusto che faccia da scudo “al governo e al potere i decretazione”. “C’è una storia, - ha aggiunto Bossi, - che non si può cancellare ed è giusto che ci sia un equilibrio dei poteri. Non è vero che Berlusconi vuole un riequilibrio dei poteri”.

Però il leader del Carroccio sottolinea che, sul ‘caso Englaro’, la risposta di Napolitano è stato uno sbaglio.  “Ma come non c’era urgenza di intervenire? – spiega, - Ma se stava morendo…”. Per Bossi quindi la lettera del Presidente ha avuto l’effetto contrario, sarebbe suonata alle orecchie dei ministri come un modo per sminuire le loro decisioni.

 

Prima del leader leghista a ribadire la validità della Carta fondamentale erano stati Pier Ferdinando Casini ("Non mi scandalizzo che Berlusconi punti al Quirinale. Il problema vero è difendere un assetto istituzionale") e, soprattutto, il segretario del Pd. I democratici, ha ricordato Veltroni, domani manifesteranno "in difesa della Costituzione, del suo valore e del suo significato". "La nostra Carta - ha aggiunto - è un documento esemplare che va rispettato e di fronte al quale bisogna inchinarsi".

L’invito espresso da Fini, però, alludeva a questioni di tutt’altro genere e sicuramente molto più ambiziose. “Oggi il Paese ha bisogno di una corale assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche, nel rispetto della distinzione tra maggioranza e opposizione, - ha sostenuto il presidente della Camera parlando nella Sala della Lupa a Montecitorio, - per realizzare le riforme che sono necessarie e, per certi aspetti, indispensabili per un miglior funzionamento della nostra democrazia”.

Soffermandosi sul ruolo di Tatarella e sull’insegnamento da lui lasciato, Fini ha ribadito poi che “riteneva necessario arrivare alle riforme attraverso una formula condivisa tra gli schieramenti. Credeva nel confronto sereno e civile delle idee, anche con coloro che rappresentavano istanze molto diverse dalle sue. Ritengo che sia una lezione quanto mai valida oggi”.

Tatarella, che fu vicepresidente del Consiglio nel primo governo Berlusconi, secondo Fini è stato uno dei più convinti assertori dell'idea che "in una moderna democrazia bipolare, ciò che unisce è altrettanto importante di ciò che divide". "Perché - ha ricordato ancora il presidente della Camera - esiste un terreno comune di incontro sul piano dei valori e dei principi fondamentali, che sono i valori e i principi repubblicani, e perché in democrazia non devono esistere nemici, ma solo avversari che si confrontano lealmente".

Anche Massimo D’Alema ha sottolineato la distanza tra il confronto auspicato da Fini e alla base del pensiero di Tatarella e la situazione politica attuale. “Siamo ben lontani, - ha dichiarato, - da quel bipolarismo maturo e civile per cui Pinuccio Tatarella lavorò con passione ricercando il dialogo e l’intesa. Non solo perché appare incompiuto il processo delle riforme costituzionali ma perché si affaccia costantemente il rischio di un conflitto fra le istituzioni dello Stato proprio quando le difficoltà e le fragilità del Paese richiederebbero il massimo di coesione e appunto di armonia”.
 

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di Nico Falco
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