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Le proposte sull'asse Lega-Quirinale-Fini

Riforme istituzionali e magistratura: l'idea di Fini


Riforme istituzionali e magistratura: l'idea di Fini
14/10/2009, 17:10

Gianfranco Fini è impaziente e, prma ancora del suo faccia a faccia ufficiale con Berlusconi, espone a chiare lettere il suo pensiero riguardo i punti più delicati delle riforme istituzionali e del ruolo dei Pm. Proprio riguardo quest'ultimo argomento, l'ex leader An dice si alla separazione delle carriere dei magistrati ma assolutamente no ad una qualsiasi forma di influenza politica a cui soggiogare i Pubblici Ministeri. Si anche "ad una drastica riduzione del numero dei parlamentari" e ad un sistema di riforme istituzionali che possa basarsi sull'accordo tra maggioranza ed opposizione; andando anche oltre la semplice applicazione dell'articolo 138 della Costituzione. Ecco, dunque,le linee di demarcazione per quanto riguarda il settore di giustizia e quello presidenzialistico.
Il presidente della Camera pare poi memore del fallimento della devolution; approvata nel 2005 a colpi di fiducia e poi bocciata totalmente dal referendum confermativo. Secondo Fini,infatti: "Recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a una riforma avvalendosi dell'articolo 138 e contando solo sui voti di cui dispone in Parlamento compie un'operazione legittima dal punto di vista costituzionale che però può portare a forti inconvenienti di tipo politico, come è avvenuto in passato, perché quel provvedimento è poi passibile di essere sottoposto a un referendum confermativo". Affrontata, per somma gioia di Bossi e con il benestare di Napolitano, la tematica del federalismo: si al Senato delle regioni e fine del bipolarismo perfetto. Nulla più e nulla meno della riproposizone della bozza Violante; dicussa ed approvata da entrambe le compagini durante la scorsa legislatura. Chiaro, diretto e facilmente interpretable, questo finiano disegno, sarà sottoposto al berlusconiano giudizio probabilmente in giornata. Reazioni? Non bisogna attendere i posteri per la sentenza.

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di Germano Milite
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