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Rivellini: "Delegazione Ue-Cina si riunisca anche in altre città"


Rivellini: 'Delegazione Ue-Cina si riunisca anche in altre città'
13/10/2009, 13:10


L’europarlamentare del Pdl-Ppe Enzo Rivellini, Presidente della Delegazione interparlamentare Europa - Cina, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «E’ in atto un duro scontro con la burocrazia del Parlamento Europeo dopo la mia proposta di riunire la Delegazione interparlamentare Europa-Cina che presiedo anche in altre città, oltre che a Bruxelles, ed in altre Nazioni. Nella riunione del bureau della delegazione che si è svolto ieri ho spiegato ai colleghi parlamentari che dobbiamo essere rispettosi delle regole ma al tempo stesso non possiamo essere prigionieri delle stesse e della burocrazia. Non possiamo e non dobbiamo, quindi, avere paura dei funzionari perché siamo noi in quanto eletti dai cittadini a rappresentare le istanze e le esigenze popolari. Ho, pertanto, ribadito la necessità che la Delegazione Ue-Cina si possa riunire anche in altre città, a cominciare da Napoli, crocevia dei traffici marittimi e commerciali del Mediterraneo dove attualmente si concentra il 33% degli scambi internazionali.
Nel mio intervento di ieri, ho inoltre posto l’accento sulla necessità che la delegazione interparlamentare affronti e proponga intese affinché gli incontri bilaterali possano fungere da apripista per accordi su alcune regole essenziali, che semplifichino ed agevolino gli scambi e la cooperazione Europa-Cina. L’Ue deve essere l’interlocutore unico nei rapporti con la Cina, evitando che i singoli Stati concludano accordi che indeboliscono l'intera comunità. Ho proposto la costituzione di gruppi di lavoro che elaborino regole certe nei rapporti Ue-Cina e che non siano restrittive solo per la comunità europea. La Cina è entrata a far parte di organismi internazionali come il WTO e deve adeguarsi gradualmente alle regole internazionali, accettando di discutere:
- di regole più semplici e condivise per le importazioni se vuole altrettanto per le sue esportazioni;
- di politiche volte a fare in modo che col tempo e con cautela la sua moneta entri nei circuiti internazionali monetari;
- di politiche sociali e del welfare in generale, come la sicurezza sul lavoro, il sistema pensionistico e sanitario dei lavoratori cinesi. Tutto ciò in difesa dei diritti di quei lavoratori ma anche per evitare sleali concorrenze con le nostre aziende;
- di politiche che garantiscano l'origine e l'etichettatura dei prodotti per la sicurezza dei consumatori. Le certificazioni essenziali per i prodotti delle aziende europee dovranno essere le stesse dei produttori cinesi, in particolare per i prodotti alimentari; di politiche sull’ambiente».

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di Redazione
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