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Romano: "Italia non deve essere un paese a due velocità"


Romano: 'Italia non deve essere un paese a due velocità'
07/06/2010, 18:06

NAPOLI. “Lo stato del dibattito sul passaggio dal regionalismo senza responsabilità ad un federalismo tra Regioni responsabili e solidali, ma anche e soprattutto l’avvio dei lavori parlamentari sul federalismo demaniale ed il confronto su quello fiscale, può trasformare la celebrazione del 40esimo anniversario della prima elezione delle assemblee legislative delle Regioni a Statuto Ordinario in un appuntamento con la storia. Un appuntamento, in particolare, che deve vedere i Consigli regionali protagonisti del necessario cambiamento per superare tutti quei limiti che fino ad oggi hanno fatto dell’Italia un Paese a due velocità, per consentire alle Regioni di affrancarsi da un omologazione normativa che alla lunga si è rivelata inefficace e trasformarle in realtà in grado di dare, in un rinnovato e più forte spirito unitario, le necessarie risposte alle comunità e ai cittadini”. Così, oggi, il Presidente del Consiglio regionale della Campania onorevole Paolo Romano, a margine delle celebrazioni del 40esimo anniversario della prima elezione dei Consigli Regionali a Statuto Ordinario svoltesi a Palazzo Madama a Roma, cui ha preso parte guidando una delegazione di consiglieri regionali campani composta da Paola Raia, Giovanni Fortunato ed Enrico Fabozzi. “Le parole del Capo dello Stato che ha definito il centralismo del 1861 quale ‘vizio di origine’ corretto poi nel ’45 con la nascita delle Regioni, sono un importante motivo di riflessione ma soprattutto un significativo incoraggiamento a non perdere la grande occasione delle riforme sulla quale il governo sta lavorando alacremente e con grande senso di responsabilità”. “Sono convinto, da cittadino della Campania ancorché Presidente della sua massima assemblea legislativa, che grazie all’impegno sulle riforme assunto dal Presidente Berlusconi, sapremo non solo a chiudere il capitolo dei conflitti di competenza tra i diversi livelli istituzionali apertosi con la modifica del Titolo V della Costituzione, ma soprattutto realizzare un sistema-Paese nel quale ciascuna specificità sarà messa in grado di esprimere proficuamente e responsabilmente sé stessa”.

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di Francesco Fabozzi
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