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IdV: “È un golpe”. Pd: “Azione illegittima”

Ruby, gli atti a Milano. Ma la Procura va verso l'immediato

Gli inquirenti vanno avanti e lavorano

Ruby, gli atti a Milano. Ma la Procura va verso l'immediato
27/01/2011, 20:01

ROMA – Nel giorno in cui l’inchiesta sul sexygate Ruby si infittisce di nuove e scandalose rivelazioni, la Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio approva la proposta del Pdl di restituire gli atti del caso Ruby alla Procura di Milano. Undici i voti favorevoli, otto quelli contrari, due invece gli assenti al momento della votazione: l'avvocato Giuseppe Consolo, legale di Gianfranco Fini e membro della Giunta in rappresentanza di Fli, che anche ieri non ha partecipato al voto sulle mozioni di sfiducia verso il ministro Bondi, e la democratica Anna Rossomando. Secondo il Pdl gli atti vanno restituiti, perché competente sul caso Ruby sarebbe il Tribunale dei ministri. Il parere approvato dalla Giunta dovrà ora passare al vaglio dell'Aula della Camera, che dovrà esprimersi con voto palese sul rinvio delle carte e servirebbe, quindi, una maggioranza di 316 deputati. “La decisione finale ora sarà assunta dall'Aula, noi abbiamo fatto una proposta”, ha specificato Pierluigi Castagnetti, presidente della Giunta. Quanto alla sorte del procedimento, Castagnetti ha chiarito che non è materia della Camera e non spetta al Parlamento decidere se l'inchiesta andrà al Tribunale dei ministri o no. Maurizio Paniz (Pdl) ha esposto, invece, la tesi secondo la quale competente sull'inchiesta non può essere il Tribunale di Milano, bensì il Tribunale dei ministri, in quanto Silvio Berlusconi avrebbe agito per motivi istituzionali quando si è mosso per Karima El Mahroug (Ruby Rubacuori) fermata dalla questura di Milano, pensando che fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak. Il Pdl, dunque, ha cambiato strategia, forte dei numeri con i quali ieri è stata bocciata la mozione di sfiducia al ministro della Cultura Sandro Bondi. È prevalso l'orientamento a chiedere con forza la remissione degli atti a Milano, con l'indicazione della sua incompetenza, a favore del Tribunale dei ministri. Una linea concordata con i legali Niccolò Ghedini e Piero Longo. Il ragionamento è semplice: rinviare tutte le carte alla Procura e in caso di contrasto con le toghe lombarde sollevare un conflitto di attribuzione. Ma la Procura di Milano non si ferma. Gli inquirenti che indagano sul caso Ruby vanno avanti a lavorare in vista della richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi. Richiesta che dovrebbe essere inoltrata al gip fra non molto. E questo accadrà anche se Roma restituirà gli atti e respingerà la richiesta di perquisire gli uffici di Segrate del ragioniere-fiduciario di Berlusconi, Giuseppe Spinelli. Insomma, le decisioni che verranno prese a Montecitorio non bloccheranno l'indagine perché la questione della competenza funzionale e territoriale è un nodo che, alla fine, dovrà essere sciolto in sede giudiziaria e non politica. Dure le reazioni dell’opposizione. A iniziare dal Pd, per il quale è passata “la forza dei numeri, non certo quella della ragione”. Per il Pd, infatti, la Giunta ha votato un provvedimento assolutamente “illegittimo” che serve solo ad inasprire lo scontro con la Magistratura e rischia di alimentare un vero e proprio conflitto istituzionale. Ragionamento analogo per l’Udc, per il quale, con questo voto, la maggioranza “si è presa la responsabilità di ostacolare le indagini su un caso di prostituzione, droga, ricatti nei confronti del premier. Un caso che invece merita la massima chiarezza”. La critica più dura arriva dal leader di Italia dei valori. Per il partito capitanato da Antonio Di Pietro “siamo al golpe. Perché solo in un Paese antidemocratico il Parlamento si sostituisce alla Magistratura per decidere la competenza territoriale o funzionale”. ''Far decidere al Parlamento quel che riguarda un componente del Parlamento, come il presidente del Consiglio, - ha scandito a chiare lettere Di Pietro - vuol dire stabilire delle regole per cui ogni volta che viene indagato uno della maggioranza o del governo non si può mai procedere”.

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di Antonio Formisano
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