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Ruby: la nota dei legali del premier. Nadia Macrì dai pm

Garante della Privacy: "Via i numeri dai siti con urgenza"

Ruby: la nota dei legali del premier. Nadia Macrì dai pm
21/01/2011, 11:01

Nessun interrogatorio. I legali del presidente del Consiglio, gli avvocati e deputati Piero Longo e Niccolò Ghedini, sono ormai chiusi da diversi giorni nei rispettivi uffici, per lavorare sulla linea difensiva da adottare a favore del premier. Un punto definitivo su quella che sarà la strategia di Berlusconi, arriverà solo dopo che la Giunta della Camera dei deputati si sarà espressa sull'autorizzazione a perquisire gli uffici in cui lavora Giuseppe Spinelli, ragioniere del capo del governo, che si era opposto all'ingresso delle forze dell'ordine dichiarandoli di “pertinenza politica”. Ma in giornata la difesa del capo del governo invierà una messaggio alla Procura. Si tratta di una nota che però non esaurisce né anticipa la strategia difensiva complessiva del premier. Nulla di nuovo insomma. Il pool di legali di Silvio Berlusconi ribadirà che il presidente del Consiglio non si presenterà in Procura a Milano, per l’interrogatorio fissato per sabato o, in alternativa, per domenica o lunedì, rifiutandosi di comparire davanti ai magistrati che lo hanno iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di concussione e prostituzione minorile in relazione al cosiddetto caso Ruby. La difesa di Berlusconi resta infatti convinta che la competenza del caso non spetti alla Procura di Milano, ma a quella di Monza (competente per i reati commessi ad Arcore) e al Tribunale dei ministri (organismo che ha la competenza di giudicare reati commessi da ministri, durante l'esercizio delle loro funzioni). Una comunicazione che serve ai legali del premier solo per fugare ogni dubbio: Berlusconi non intende presentarsi davanti agli inquirenti milanesi. Una memoria difensiva in cui ancora una volta, a giudizio dei difensori del premier, la Procura di Milano viene accusata di non essere “competente a indagare sulla vicenda”. Intanto investigatori e inquirenti stanno passando sotto la lente di ingrandimento le ormai famose intercettazioni, tutto quanto posto sotto sequestro la scorsa settimana a casa e nell'ufficio del consigliere Minetti, finita sotto inchiesta insieme a Lele Mora ed Emilio Fede per induzione e favoreggiamento della prostituzione ,e nelle abitazioni di 10 delle tante ragazze che avrebbero movimentato le feste del Cavaliere. Proprio sulle ragazze di Arcore, le ancelle al servizio del Cavaliere, è iniziata una sorta di telenovela all’italiana. Finite sotto i riflettori, le 14 soubrette sono state sfrattate dagli appartamenti di Milano 2. La rabbia e l’indignazione dei condomini non ha concesso nessuna attenuante e senza aspettare i tempi della giustizia è giunta ieri una sentenza di sfratto in via Olgettina 65. Le 14 intercettate, infatti, hanno otto giorni di tempo per lasciare le loro “case di bambola”, in quanto "arrecano danno al decoro della struttura, e quindi agli altri residenti”. Finisce così, dunque, l'avventura immobiliare delle starlette residenti nel condominio milanese e coinvolte nel Ruby-gate e nell'inchiesta per prostituzione e concussione.

AGGIORNAMENTO ORE 11:54

È polemica anche sulla trasmissione Annozero. “ Annozero ha fatto trapelare il numero di cellulare di Berlusconi'': è quanto rileva il giornale.it , il sito online de 'Il Giornale'. ''Durante la puntata, andata in onda ieri sera -scrive il sito del quotidiano- l'inviato Ruotolo ha mostrato l'agenda telefonica di Nadia Macrì, coprendo con un dito le ultime tre cifre dell'utenza telefonica del premier”, ovvero proprio le tre cifre che non erano state coperte da omissis nelle 389 pagine di verbale consegnate alla Giunta per le autorizzazione della Camera dalla Procura di Milano e pubblicate da molti giornali su carta e online. E da ieri sera il cellulare di Berlusconi circola liberamente su internet. Proprio a riguardo arriva nell’immediato una nota del Garante per la privacy, che già nella giornata di ieri ha chiesto a numerosi siti di informazione on line di oscurare ''con urgenza'' i numeri delle utenze telefoniche ''riferibili a persone coinvolte nell'inchiesta sul cosiddetto caso Ruby e tratte dagli atti della procura di Milano''. L'attività istruttoria e di verifica del Garante, volta ad individuare eventuali altri siti o altri casi di diffusione da parte di media dei numeri di quelle utenze telefoniche, è tuttora in corso. L'Autorità richiama tutti i siti di informazione e tutti i media ''allo scrupoloso rispetto del principio di essenzialità dell'informazione, già più volte ribadito, e ad astenersi dal diffondere i dati delle utenze telefoniche, ancorchè contenuti in atti giudiziari, la cui diffusione è eccedente rispetto al diritto di cronaca e inutilmente invasiva della riservatezza delle persone coinvolte''.

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di Antonio Formisano
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