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Il presidente di Montecitorio fotografa la situazione

Ruby, un caso anomalo. Fini ne illustra le “singolarità”

Conflitto di attribuzione: a Fini l'ultima parola?

Ruby, un caso anomalo. Fini ne illustra le “singolarità”
24/03/2011, 14:03

ROMA – Quello del Rubygate è un caso anomalo, senza precedenti. Un record allora? Si, ma non di quelli di cui andarne fieri. Nel regolamento della Camera non esiste una norma ad hoc e Montecitorio si ritrova così a fare i conti con una vicenda, come illustrato da Ginfranco Fini, che presenta tratti per “certi versi inediti rispetto al passato”. Nel corso della relazione tenuta durante la Giunta per il Regolamento, Fini ha infatti illustrato le procedure solitamente seguite in questi casi in passato: nella XIV legislatura il caso Faggiano-Sardelli, nella XV legislatura il caso della Rosa nel Pugno e di Mancini. In tutti e tre i casi, ha detto Fini, mancando nel regolamento della Camera una disciplina sulla materia e considerando la prassi l’Ufficio di Presidenza come una sorta di “filtro”, “la valutazione negativa di tale organo ha condotto alla mancata sottoposizione della questione all’Assemblea”. Secondo la prassi, dunque, toccherebbe all’Ufficio di Presidenza decidere se sollevare o meno il conflitto. Allora cosa è che fa la differenza tra questo caso e quelli precedenti? Il fatto che in questo organismo parlamentare la maggioranza è in minoranza. In altre parole la differenza, ciò che rende il “caso Ruby” particolare, è che l’Ufficio di Presidenza non rappresenta la maggioranza politica presente in Parlamento. Al suo interno, infatti, come ricordato da Fini, ci sono 9 rappresentanti del centrodestra e 10 dei gruppi di opposizione. Il presidente di Montecitorio però non si è limitato a fotografare la situazione, ma ha lasciato anche intuire che alla fine potrebbe dirla lui l’ultima parola sul fatto se tocchi o meno all’Aula decidere se sollevare il conflitto di attribuzioni chiesto dal centrodestra contro il Tribunale di Milano. In realtà, Fini nelle sue 6 cartelle di “introduzione” non pone una domanda precisa ai componenti della Giunta per il Regolamento, ma chiede loro una valutazione sulla base dei fatti, visto che la Giunta è l’organo consultivo della presidenza. In molti nella maggioranza però sono certi che alla fine il presidente della Camera stabilirà lui la direzione da prendere trattandosi di un “caso politico” che non ha precedenti nella storia della camera bassa del Parlamento. Se così fosse, si fa notare nel centrosinistra, nessuno nella maggioranza potrebbe più accusarlo di essere fazioso o di parte.

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di Antonio Formisano
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