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Allarme violenza: possibile sui “licenziamenti facili”

Sacconi: “In Italia nuclei clandestini del terrore”

“Terroristi allevati nelle nostre scuole e università”

Sacconi: “In Italia nuclei clandestini del terrore”
31/10/2011, 17:10

ROMA – Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi tira in ballo gli scontri che lo scorso 15 ottobre hanno messo a ferro e fuoco la città di Roma, per affermare che in Italia ci sarebbero “nuclei organizzati che operano clandestinamente, per trasformare il disagio in rivolta”. Ricordando la guerriglia capitolina, Sacconi afferma che a Roma si è assistito ad una violenza organizzata e pianificata e, in un’intervista rilasciata a SkyTg24, lancia un appello, buttando nuova carne sul fuoco della riforma del lavoro e profilando il rischio di un ritorno al terrorismo: “Basta creare tensioni sulla riforma del lavoro, che possono portare a nuove stagioni di attentati”. Questi terroristi e violenti organizzati in Italia non verrebbero da Marte. Il ministro Sacconi, infatti, ritiene che siano stati allevati “nelle nostre scuole, nelle nostre case, nelle nostre università. E con molta tolleranza economica, politica ed istituzionale”. Quello che è successo a Roma, per il ministro del Welfare, ci dovrebbe far riflettere sull’esistenza, nel nostro Paese, di spinte “ribellistiche di non sottovalutabile potenzialità eversiva”. L’allarme per Sacconi riguarderebbe possibili azioni violente innescate dal piano del governo relativo ai licenziamenti facili.
Pronta la replica del segretario della Cgil, Susanna Camusso: “Nessun segnale né nelle fabbriche, né negli uffici, né nei luoghi di lavoro che faccia presagire un ritorno agli anni della violenza politica”. Secondo la Camusso, infatti, le dichiarazioni di Sacconi servirebbero soltanto a spostare l’attenzione da quello che ritiene il vero pericolo: “E’ piuttosto un altro il rischio, quello della rivolta sociale, in particolare nelle regioni del Sud. Ma questo non ha nulla a che vedere con il terrorismo. Sono proprio i timori di una rivolta di chi è disperato ed è senza speranza che ci fanno insistere nel chiedere politiche attive per il lavoro, mentre la questione dei licenziamenti getta solo benzina sul fuoco”. Al riguardo, anche il deputato del Pd, Sergio D’Antoni, è categorico: “Quando non si hanno argomenti si invocano rischi e pericoli”.

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di Antonio Formisano
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