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Entro pochi giorni un ddl delega verrà presentato

Sacconi vuole cancellare lo statuto dei lavoratori


Sacconi vuole cancellare lo statuto dei lavoratori
21/05/2010, 09:05

ROMA - Continua l'attacco del governo ai diritti dei lavoratori. Se da una parte il ddl sul lavoro procede spedito, con la cancellazione della possibilità per il lavoratore di ricorrere al Giudice per avere quelle tutele che non ottiene dall'azienda per cui lavora, attacchi più pesanti si preparano. In particolare il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si prepara a presentare in Parlamento un disegno di legge delega, per mettere mano allo statuto dei lavoratori, che da poco ha festeggiato i 40 anni, e sostituirlo con uno "Statuto dei lavori". dove l'attenzione non è più sulla persona, ma sul lavoro. Alla fine si avrebbe una estesa parcellizzazione dei diritti e delle tutele, a seconda del settore, del territorio, delle dimensioni dell'impresa. Naturalmente la cosa verrebbe presentata come un miglioramento dell'attuale statuto, che effettivamente ha il difetto che non si applica a tutti i lavoratori, ma solo a quelli che lavorano in aziende oltre i 15 (alcune tutele) oppure oltre i 50 dipendenti (tutte le tutele previste). Ma il creare numerosi livelli interconnessi di tutela, finirà con il creare numerose disparità tra lavoratori dello stesso tipo.
I sindacati, che pure ultimamente brillano per la loro assenza o per il loro appoggio acritico a qualsiasi decisione presa dal governo, hanno registrato qualche mal di pancia, con i segretari generali della Cisl, Raffaele Bonanni, e della Uil, Luigi Angeletti, che sono arrivati al limite massimo delle proteste che sono loro consentite, affermando che il governo si dovrebbe occupare d'altro.
Inoltre la scelta della legge delega è una indicazione precisa di escludere parlamentari e cittadini dalle scelte: la legge delega è solo una cornice asettica, che poi andrà riempita con i decreti legislativi del governo, che hanno tempi e modalità di approvazione molto più veloci delle leggi normali e con meno discussioni.

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di Antonio Rispoli
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