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Savio: "la resistenza incompiuta di 66 anni fa ha generato i fascisti di oggi"


Savio: 'la resistenza incompiuta di 66 anni fa ha generato i fascisti di oggi'
26/04/2011, 09:04

"Per costruire il socialismo dobbiamo attingere alla vera e unica Resistenza di classe e rivoluzionaria conosciuta nel secolo scorso, quella gloriosa staliniana praticata con fermezza contro i nemici di classe, i revisionisti e gli opportunisti! Nella ricorrenza di oggi il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista si dissocia fermamente dalle rituali celebrazioni della Resistenza e della Liberazione del 25 aprile 1945 officiate annualmente dai falsi comunisti, dai revisionisti, dagli opportunisti, dai cosiddetti democratici e antifascisti in genere, che, tra l’altro, lo fanno ancora perché oramai quell’epopea non ha più alcuna valenza di classe, di rivoluzionario e di prospettiva socialista, diversamente e opportunisticamente non lo farebbero più.  Della Resistenza comunista antifascista del ventennio mussoliniano – che si alimentava dei principi e della passione di lotta del marxismo-leninismo e che aveva come fine ultimo la rivoluzione socialista e la costruzione della società socialista – e di quella antinazifascista del biennio 1943-1945 non c’è rimasto più niente: la Costituzione borghese repubblicana è in fase di progressiva demolizione da parte dei governi e delle maggioranze parlamentari di centrodestra, del centrosinistra borghese e della sinistra istituzionale falsamente comunista; le conquiste sociali del proletariato italiano realizzate nei decenni cinquanta e sessanta, come affermazione della conquistata Costituzione repubblicana subentrata a quella monarchica, sono state quasi totalmente smantellate; i combattenti fascisti della repubblichina di Salò vengono impunemente e sempre di più vergognosamente equiparati ai martiri della Resistenza e della guerra di Liberazione. Tutto questo è di una ignominia inaudita e vomitevole. Artefici di questa miserabile degenerazione sono stati e rimangono, in modo particolare, i gruppi dirigenti dell’ex Partito Comunista Italiano e di quei partiti che subentrarono alla sua indecorosa decadenza ideale e politica, alla sua miserabile trasformazione borghese, cattolica e capitalistica e alla sua infame scomparsa. Iniziò Parmiro Togliatti a dare le prime e poderose picconate alla natura di classe, marxista-leninista e rivoluzionaria del Partito Comunista d’Italia, seguito da Luigi Longo, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta, Achille Occhetto, Massimo D’Alema, Piero Fassino e Giorgio Napolitano con l’intero gruppo di destra del partito, eccetera, tutti traditori e rinnegatori della causa socialista del proletariato italiano. Sono quelli che per circa cinquant’anni, mentre da parlamentari nazionali o europei beneficiavano ampiamente dei privilegi messi loro a disposizione dallo Stato e dalle istituzioni borghesi e capitalistiche, hanno ingannato la classe lavoratrice italiana utilizzando impropriamente i simboli gloriosi del movimento operaio e comunista nazionale e internazionale. Ogni movimento innovatore, rivoluzionario e di rottura col passato se non giunge a compimento perde progressivamente la sua forza propulsiva. Così è stato con la Comune di Parigi, la Rivoluzione francese, quella combattuta dalla classe operaia e dall’intellettualità progressista, il socialismo realizzato nel ventesimo secolo e la Resistenza italiana, che ha svolto la sua gloriosa attività dall’insediamento alla caduta del fascismo e alla sconfitta della monarchia. Per i marxisti-leninisti e la componente più emancipata della classe operaia italiana la Resistenza, oltre a perseguire l’obiettivo della caduta del fascismo e della monarchia e della sconfitta del nazismo a livello nazionale ed europeo, rappresentava non la fine di un percorso politico che si sarebbe concluso con la proclamazione della Repubblica, l’elezione della Costituente e la promulgazione della Costituzione repubblicana, ma l’inizio dell’avanzata rivoluzionaria che avrebbe dovuto concludersi con la conquista della società socialista nel nostro paese. Cosa che non si è verificato per le ragioni di tradimento e di bifrontismo ideale e politico sopra evidenziate. Al 25 aprile 1945 avrebbe dovuto seguire una fase rivoluzionaria per conquistare tutto il potere politico alla classe lavoratrice italiana, che, così, avrebbe avviato la costruzione della nuova e superiore società socialista. Al contrario la forza propulsiva degli ideali socialisti della componente maggioritaria di classe della Resistenza hanno avuto le ali tarpate dal tradimento togliattiano e nei decenni successivi tali ideali sono stati gradualmente persino eliminati dallo statuto, dal programma e dalla linea politica del P.C.I.. Per tanto oggi di quella Resistenza, combattuta con durissimi sacrifici di vita da centinaia di migliaia di uomini e donne, non rimane più nulla, se non il ricordo della memoria dei suoi eroi caduti e di quanti vi si impegnarono con abnegazione e fiducia, quella fiducia che è stata indecorosamente tradita e infangata dagli indegni gruppi dirigenti del partito susseguitisi sino alla trasformazione anche nominale e simbolica dell’organizzazione. Trattandosi di una Resistenza incompiuta e sconfitta nei suoi propositi istituzionali e politici attualmente non serve assumerla come esempio per la ripresa della lotta per il socialismo, tanto più che la sua sconfitta è stata la causa del nuovo fascismo, che è andato instaurandosi in Italia, specialmente nell’ultimo ventennio, con la sola differenza, almeno sino a questo momento, che mentre Mussolini e il Re usavano la violenza sistematica contro gli oppositori i governanti di oggi di centrodestra e centrosinistra utilizzano, a tutti i livelli della vita istituzionale, leggi elettorali autoritarie, che escludono le minoranze politiche dalle assemblee elettive, il consenso populista, la parola democrazia come specchietto per le allodole, la corruzione – come lo sporco clientelismo e favoritismo partitico, politico ed elettorale, spesso regolarizzato persino da leggi dello Stato - quale arma di ricatto e il controllo del potere amministrativo e legislativo per sopravvivere a se stessi. Esaltare ancora quella Resistenza fallita equivale ad avallare la sua degenerazione e a rinunciare a costruire una nuova Resistenza vincitrice che raggiunga il traguardo prefissato. Attualmente occorre pensare ad una rinascita della coscienza di classe nel proletariato italiano affinché possa ripartire l’epopea di una nuova Resistenza di classe e rivoluzionaria, marxista-leninista, come quella che scaturì dal biennio rosso del 1920-1921 con l’occupazione e la gestione delle fabbriche da parte degli operai, una Resistenza non inquinata dalla cultura borghese, revisionista e opportunista, come fu quella degli anni 1943-1945, ma illuminata dalla tecnica di combattimento e di annientamento della Resistenza staliniana che, finché vivo il compagno Stalin, tenne a bada il revisionismo e l’opportunismo nelle fila del Partito Comunista e dello Stato dell’Unione Sovietica e annientò il nazifascismo in Europa. Dunque, compagni marxisti-leninisti, rivoluzionari di professione e intellettuali d’avanguardia, nel 66° anniversario consegniamo alla storia la Resistenza incompiuta che consentì all’Italia di passare dal fascismo e dalla monarchia alla Repubblica borghese e clericale e dedichiamoci alla costruzione di una nuova Resistenza, fatta di dure lotte operaie e sociali, che vittoriosa possa incamminarci sulla strada della rivoluzione socialista e della conquista del socialismo. Solo così la presente e le future generazioni potranno rendere giustizia alla memoria di quanti in quella lotta di Resistenza caddero col proposito anche di contribuire a costruire il socialismo nel nostro paese. Coerenti compagni comunisti, oggi come allora la nostra Resistenza è e rimane solo quella per la conquista del socialismo in Italia e nel mondo intero. La Resistenza che oggi ricordano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il centrosinistra borghese e clericale, la Cgil padronale e tutti quelli a cui fa comodo ricordarla per affermare la sopravvivenza dell’attuale e infame sistema capitalistico e imperialistico a noi non interessa, perché non serve alla nostra superiore causa socialista. La nostra Resistenza si abbevera costantemente alla fonte rigeneratrice della Resistenza staliniana che si sviluppò vincitrice all’interno e all’esterno dell’Unione Sovietica e ne rivendichiamo ogni azione. Gloria eterna a chi nell’ultimo secolo ha Resistito al nazismo, al fascismo, al potere temporale delle chiese, al capitalismo e all’imperialismo in nome del marxismo-leninismo, dei grandi Maestri del proletariato internazionale Marx, Engels, Lenin e Stalin, della causa e della vittoria del socialismo e del grande e vittorioso condottiero delle armate proletarie Giuseppe Stalin. Questo e solo questo è il nostro 25 aprile 2011!". Queste le parole di Domenico Savio, Segretario generale P.C.I.M-L.

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di Redazione
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