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Notificato l’avviso di chiusura indagine dalla Procura

Scajola rischia il processo per la casa al Colosseo

Coinvolto anche Anemone. Reato di finanziamento illecito

Scajola rischia il processo per la casa al Colosseo
05/11/2011, 09:11

ROMA – Rischia il processo Claudio Scajola in riferimento alla compravendita della casa al Colosseo. Tanto per l’ex ministro dello Sviluppo Economico, infatti, quanto per l’imprenditore Diego Anemone, è stato notificato l’avviso di chiusura indagine: il reato contestato dalla Procura di Roma è di finanziamento illecito ad un parlamentare. Questo vale per entrambi gli indagati, per i quali potrebbe profilarsi la citazione diretta a giudizio. A questo punto gli indagati hanno a disposizione 20 giorni di tempo per chiedere di essere sentiti, ipotesi alla quale non si sono mai voluti sottoporre nel corso degli accertamenti, o per depositare note o memorie, per raccontare la propria versione dei fatti. Per questa vicenda Scajola, nel maggio scorso, si dimise dalla carica di ministro.
Secondo quanto ricostruito dall’accusa, l’abitazione di fronte al Colosseo, 200 metri quadri al primo piano, fu comprato dall’esponente del Pdl, il 6 luglio 2004, dalle sorelle Barbara e Beatrice Papa e pagato ufficialmente 610mila euro. In base a quanto accertato, prima dalla Procura di Firenze e poi da quella di Perugia (che per competenza ha inviato nel maggio scorso il fascicolo a Roma), però, quell’appartamento fu pagato in realtà un milione e 700mila euro e la differenza di 900mila euro fu messa da Diego Anemone, attraverso l’architetto Angelo Zampolini. Quest’ultimo tra l’altro ha confermato, sottolineando di essere stato lui a consegnare i 900mila euro, in ottanta assegni circolari della Deutsche Bank, alle sorelle Papa.
L’avvio dell’eventuale processo non rappresenta un elemento secondario alla luce del rischio prescrizione. Se i magistrati della procura di Roma dovessero contestare il reato prendendo, come riferimento, il periodo di acquisto dell’appartamento (luglio 2004), tutto sarebbe già caduto in prescrizione. Se, invece, venissero contestati anche i lavori di ristrutturazione dell’appartamento, avvenuti nel 2006, la prescrizione passerebbe al 2013. Secondo gli inquirenti, buona parte dei soldi provenienti da Anemone sarebbe servita per la compravendita e anche per i lavori di ristrutturazione.

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di Antonio Formisano
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