Politica / Politica

Commenta Stampa

Tutto è precipitato con la malattia del Senatur

Scandalo Lega, la segretaria: “Avvisai Bossi di irregolarità”

Nelle casse del Carroccio anche soldi in nero

Scandalo Lega, la segretaria: “Avvisai Bossi di irregolarità”
06/04/2012, 18:04

MILANO – Continua a ritmo serrato il lavoro degli investigatori che indagano sulla gestione delle casse della Lega Nord. Notizie, indiscrezioni e particolari, continuano a venir fuori dalle carte agli atti dell'inchiesta dei pm di Milano, Napoli e Reggio Calabria.
E’ stata Daniela Cantamessa, segretaria di Umberto Bossi dal 2005 a rivelare agli inquirenti di aver avvisato Bossi delle irregolarità. Ma non solo. Ai pm di Milano e Napoli, la donna ha anche specificato: “Ho detto a Bossi che Rosi Mauro era un pericolo”.
La vicepresidente del Senato, fondatrice e segretario del Sinpa, il Sindacato padano, però, non vuole macchiare il suo nome e interviene con una nota pubblica: “Non sono solita commentare le notizie di stampa che spesso riguardano la mia persona – scrive - ma mi trovo costretta a ribattere alle porcherie che i giornali si stanno inventando per salvaguardare il bene più prezioso che ho creato, il Sindacato”. Nega poi ogni addebito. “Ogni questione riguardante la mia persona o il Sindacato è assolutamente legale, ciò verrà dimostrato con le carte in ogni sede”. Rosi Mauro, insomma, dichiara battaglia e si dice pronta a rispondere personalmente agli attacchi e alle accuse, a suo dire, prive di ogni fondamento.
Ad appesantire la posizione della Lega, c’è inoltre anche l’ipotesi dei soldi in nero entrati nelle casse del Carroccio. A rivelarlo è stata la segretaria amministrativa del partito, Nadia Dagrada ai pm di Milano e di Napoli, che l'hanno interrogata come testimone il 3 aprile confermando il contenuto di alcune intercettazioni. “Mi ricordo che, alcuni anni fa, l'ex amministratore della Lega Nord, Balocchi - ha raccontato la donna - portò in cassa 20 milioni di lire in contante dopo essersi recato nell'ufficio di Bossi”.
A sentire Dagrada, la situazione è sfuggita di mano dopo la malattia di Bossi. “Dopo il 2003 - afferma - c'è stato l'inizio della fine: si è cominciato con il primo errore, consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi, se non ricordo male da parte dell'onorevole Speroni. Dopodiché si sono cominciate a pagare, sempre con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico, una serie di spese personali a vantaggio di Riccardo Bossi e degli altri familiari. In particolare, con i soldi della Lega venivano pagati i conti personali di Riccardo Bossi, per migliaia di euro, e degli altri familiari come per esempio i conti dei medici sia per le cure dell'onorevole Bossi sia dei suoi figli.”.
Ma non finisce qui. I soldi pubblici, stando alle dichiarazioni rese ai pm da Dagrada, sono stati utilizzati anche per le rate scolastiche e per il conseguimento della laurea per Renzo Bossi, per Rosy Mauro, vicepresidente del Senato, e per il suo compagno. “Per quanto riferitomi da Belsito – racconta - i titoli di studio sono costati circa 120mila euro prelevati dalle casse della Lega - credo che i titoli siano stati conseguiti in Svizzera. Inoltre, anche Renzo Bossi dal 2010 sta prendendo una laurea all'Università privata di Londra. E chiaramente le spese sono tutte a carico della Lega, anche qui credo che il costo sia sui 130mila euro” ha dichiarato Dagrada .

Commenta Stampa
di Rossella Marino
Riproduzione riservata ©