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Dopo l'approvazione organigramma, Italia Futura si lamenta

Scelta civica, è divorzio tra Montezemolo e Monti


Scelta civica, è divorzio tra Montezemolo e Monti
25/05/2013, 17:29

ROMA - I destini di Monti e Montezemolo sembrano in via di separazione. Andrea Romano, leader di Italia Futura, si è astenuto dalla votazione sull’organigramma disegnato da Mario Monti. Un gesto che avrà riflessi, come spiega uno dei partecipanti all’assemblea degli eletti di Scelta Civica. In realtà, però, i montiani sono ben consapevoli che il viaggio con Luca Cordero di Montezemolo è finito.
Italia Futura torna alle origini, a quella associazione che, con Carlo Calenda nell’esecutivo a guida Letta-Alfano, si appresta a diventare un movimento di lotta e di governo. Così lo descrive un deputato di Scelta Civica al termine di una assemblea che ha visto confermati Andrea Olivero e Benedetto Della Vedova rispettivamente nel ruolo di coordinatore e portavoce nazionale, con Alberto Bombassei vice presidente vicario e Pietro Ichino responsabile del programma.
Inevitabili i malumori tra chi si aspettava un incarico nell’organigramma disegnato da Mario Monti in persona. A chi era presente non è sfuggito il “muso lungo” di Andrea Romano – “ma non l’ho mai visto sorridente”, aggiunge la stessa fonte – già responsabile di Italia Futura e oggi deputato a cui il consiglio di presidenza della ‘creatura’ di Montezemolo ha tagliato i ponti alle spalle. L’incompatibilità tra il ruolo di parlamentare e quello di iscritto all’associazione, per chi guarda dall’interno le dinamiche del partito, nasconde la volontà del patron Ferrari di mantenere le mani libere per poter decidere, al momento opportuno, con chi schierarsi, a seconda delle convenienze.
Potrebbe anche aver contribuito questa consapevolezza sulla scelta di accelerare nel percorso costituente, programmando l’inizio della raccolta delle adesioni sul territorio entro quindici giorni, e congressuale: “Se saremo bravi, potremo fare il congresso già a fine giugno. Più probabilmente se ne parlerà in autunno”, ha detto Mario Marazziti lasciando l’assemblea. Il ragionamento fatto anche oggi è che “il rapporto al nostro interno e quello con le altre forze politiche passa pere iscrizioni: se si e’ in dodici a discutere, anche un solo scontento può fare la differenza. Ma se quei dodici hanno alle loro spalle centinaia di migliaia di iscritti, la voce stonata è destinata a rimanere isolata”. Allo stesso modo, “se il nostro partito conterà su una vasta base di adesioni, sarà attrattivo per gli altri partiti, non ultimo l’Udc. Senza questa premessa, il rapporto con i centristi non potrà che rimanere quello di due forze che dialogano senza mai arrivare ad un soggetto politico unico”.

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di Felice Massimo de Falco
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