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Letta: Nuova legge elettorale a ottobre

Schifani: Non comprendo fretta di Letta su legge elettorale

Schifani: Nessun margine di avvicinamento Pd-PdL

Schifani: Non comprendo fretta di Letta su legge elettorale
19/08/2013, 10:15

RIMINI - "Sulla legge elettorale posso condividere la fretta di Letta se si riferisce al recepimento dei rilievi della Corte Costituzionale, altrimenti non comprendo le motivazioni di questa fretta. Comunque non ci sono margini di avvicinamento. Tra Pd e Pdl le distanze rimangono". Lo dice Renato Schifani del Pdl parlando del Porcellum. "Noi - spiega Schifani a margine del Meeting di Cl - non ci muoviamo per interessi personali: non è interesse personale tutelare il diritto di rappresentanza di milioni di italiani che hanno votato per Berlusconi. Noi faremo in modo che in Giunta con le nostre obiezioni e osservazioni in diritto condivise da insigni costituzionalisti venga approfondita la ipotesi della eventuale incostituzionalità della retroattività della legge Severino; perché è inconcepibile prevedere che la magistratura possa con una sentenza determinare la decadenza di un parlamentare. Ci auguriamo di essere ascoltati e che la nostra richiesta venga condivisa per rimettere alla Consulta questa valutazione". Tuttavia, spiega Schifani, "i segnali sono negativi, le chiusure sono già pregiudizialmente contrarie ed assumono un valore di rilevanza politica. E' un no politico al quale noi, se persisterà, non potremo che contrapporre un altro no politico. A una posizione pregiudizialmente di chiusura politica prima ancora di valutare le nostre osservazioni non potrebbe che conseguire una rottura politica: la convivenza sarebbe oggettivamente impraticabile. Quale serenità può esserci sulle riforme costituzionali all'indomani di un voto che priverebbe l'Italia della rappresentanza di milioni di elettori? Noi non intendiamo barattare legalità per altro ma intendiamo fare un modo che questa norma sia valutata dalla Consulta".
"Per noi  - prosegue l'ex presidente del Senato - la legge elettorale nuova deve seguire le riforme istituzionali, altrimenti non la comprendo una fretta per la riforma. E preferisco non comprendere altre motivazioni che non mi piacciono, come quella di fare una nuova legge elettorale per andare a votare subito. Noi siamo per le cose lineari e per mettere in sicurezza l'attuale legge. Noi diciamo no al ritorno del Mattarellum. Per noi - ha proseguito - tutto si tiene: se ci sarà una chiusura pregiudiziale del Pd sul percorso di approfondimento sulla legge Severino che chiediamo per noi sarebbe impossibile parlare di un percorso comune. Da Napolitano  - continua il presidente dei senatori del Pdl riferendosi alla nota del Colle sulla vicenda Berlusconi - ci aspettavamo di più. Nel messaggio del Capo dello stato, che non commento, non ho trovato quello che avevamo chiesto. Non entro nel merito, le posizioni del Capo dello Stato si rispettano, ma ci aspettavamo di più", conclude. "Noi non intendiamo barattare legalità per altro ma intendiamo fare un modo che la legge Severino sia valutata dalla Consulta" dice Schifani (Pdl), che al Pd dice: "A una posizione pregiudizialmente di chiusura politica prima ancora di valutare le nostre osservazioni non potrebbe che conseguire una rottura politica: la convivenza sarebbe oggettivamente impraticabile".
"Le dimissioni di tutti i parlamentari del Pdl in caso di rottura sulla vicenda Berlusconi  - precisa Schifani - non sono all'ordine del giorno. Ci batteremo in giunta perché le nostre argomentazioni senza ostruzionismo vengano recepite. "Io - rileva il presidente dei senatori del Pdl - non ritengo affatto inevitabile la crisi. Sosteniamo questo governo delle larghe intese perché riteniamo che il Paese abbia bisogno di un grande accordo storico tra le due più grandi forze politiche perché si facciano con grande coraggio le riforme strutturali di cui l'Italia ha bisogno, anche con scelte impopolari".\\
Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, nel suo discorso al meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ha auspicato la riforma della legge elettorale che, afferma il premier, "andrà approvata a ottobre" ed "è il cambiamento più urgente da fare".
Il premier ha messo l'accento anche sull'abolizione del finanziamento pubblico per ridare "ai cittadini il potere di dare, se vogliono, il loro finanziamento", tenendo conto anche del "terremoto" delle elezioni. "Non possiamo dire - ha sostenuto - che a febbraio non è successo nulla: è successo un terremoto che ha riguardato tutte forze politiche e ha cambiato il modo di essere dei cittadini italiani. Quella è stata l'ultima richiesta alla politica di cambiare e noi non possiamo essere sordi".

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di Francesca Galasso
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