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"Se non arriva intesa, mi aspetto una mossa a effetto"

Schifani:"Berlusconi-Fini? Pace strategica oppure rottura"


Schifani:'Berlusconi-Fini? Pace strategica oppure rottura'
11/07/2010, 13:07

ROMA - Da presidente del Senato o opinionista politico: Renato Schifani abbandona per qualche momento le vesti istituzionali e si avventura in un'analisi generale della politica italiana. Le osservazioni della seconda carica dello Stato vengono riprese dal "Corriere della Sera" e, in evidenza, si nota subito la posizione riguardo le sempre più numerose e marcate divergenze tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi.
Dopo aver seccamente condannato il correntismo lanciato dall'ex numero uno di An, Schifani osserva dunque che "o si arriva quanto prima a una pace strategica, con un ritorno alle motivazioni dello stare insieme, o sarà rottura traumatica". Il presidente del Senato traccia con estrema cura il quadro della situazione e spiega:"Berlusconi, tornato dal viaggio all’estero, ha dovuto fare i conti con molti fronti aperti. Il suo "ghe pensi mi" stava a significare che si sarebbe impegnato in prima persona. Il "caso Brancher" aveva determinato un clima di conflittualità eccessiva, anche nel Paese. È intervenuto, ha condiviso le dimissioni del ministro, anzi non escludo che lo abbia spinto al gesto, tanto responsabile quanto opportuno.

Sulla manovra ha smussato la durezza di Tremonti, è andato incontro ad alcune richieste del mondo imprenditoriale, del lavoro e degli enti locali. È vero, resta aperto il fronte delle Regioni, ma è stata offerta ai governatori l’autonomia di stabilire dove attuare i tagli. E mi auguro si ristabilisca presto un rapporto proficuo. Ma la crisi economica imponeva rigore".

A proposito della crisi e della manovra finanziaria tanto contestata dalle regioni, per Schifani si tratta di un nuova filosofia di gestione e risparmio "fatta di sacrifici che gli italiani hanno compreso". Anche l'accordo ancora monco con gli enti locali, per Schifani, sembra quindi essere un dettaglio che il Premier riuscirà a risolvere in maniera rapida ed efficace. Si sprecano poi gli elogi e gli attestati di merito per il Cavaliere anche sul tema delle intercettazioni; visto che "Le ulteriori riflessioni alla Camera sono utili. Mi avevano colpito le parole del procuratore Grasso - magistrato molto competente - sul rischio che alcune norme potessero favorire la mafia. Ho voluto incontrarlo, e ritengo giusto che quelle norme vengano scritte meglio per evitare dubbi interpretativi. Ben vengano quindi nuove modifiche. Perciò penso che siamo alla vigilia di una svolta positiva, che la maggioranza voterà in modo compatto la riforma. Emi auguro che anche l’Udc possa farlo".
E dunque, per la seconda carica dello Stato, va dato pieno atto a Berlusconi di aver intuito che alcune modifiche sostanziali andavano fatte (che poi il governo sia stato praticamente costretto al dialogo da una levata di scudi senza precedenti si può evidentemente omettere). Sempre riguardo il ddl sulle intercettazioni, comunque, va assolutamente sottolineato che "non vi è dubbio che vada salvaguardato il diritto all’informazione. Però serve il bilanciamento con un altro diritto costituzionale, quello della privacy. E il bilanciamento al momento non c’è". Il massimo momento dell'intervista al Corriere arriva probabilmente quando, l'ex forzista, ricorda proprio il modo in cui funzionava Forza Italia e precisa difatti che, quel partito, "non ha mai avuto una storia correntizia. Eravamo un partito anarchico e monarchico al contempo, perché il dissenso si fermava laddove si riconosceva la leadership di Berlusconi, e nessuno pensava di risolvere i problemi territoriali attrezzandosi in corrente. Non è più così. E Liberamente non può che definirsi una corrente, al di là di quanto sostengono i suoi fondatori". Arrica voci la stoccata a Fini e a tutti i "ribelli interni" che credono di poter mettere in discussione quello che viene definito da molti una sorta di capriccioso ed autoritario "leader Maximo".
A questo punto è chiara e cristallina la filosofia di pensiero di Schifani che, in conclusione, riserva l'ultima frecciata al presidente della Camera:"Non basta riconoscersi in Berlusconi, se poi si creano le condizioni per disaggregare il partito - ammonisce infatti-. L’esperienza infatti insegna che se nasce una corrente, altre ne seguiranno. Il Pdl invece deve impegnarsi per amalgamare l’area forzista con quella proveniente da An e che ha preso le distanze da Fini, anche se la storia di quanti vengono dalla destra è più strutturata. Innestando il correntismo, invece, il processo di fusione in atto sarebbe destinato a rallentare, se non ad arrestarsi".

ACCORDO CON l'UDC? POSSIBILE
E sull'attuale tormentone che vede aperta la possibilià di un nuova alleanza tra centristi e Popolo delle Libertà, Schifani osserva:"L’Udc sta con il Pdl nel Ppe. Su molti temi, quando erano alleati, avevano una visione comune: penso alla politica estera, alla politica economica, a quella per le famiglie. Poi le contrapposizioni, provocate da questioni interne, hanno pregiudicato il cammino comune. Oggi, quello che posso dire è che i due partiti continuano ad avere gli stessi valori, che sui programmi ci sono molte affinità, e che la base elettorale dell’Udc guarda più al centrodestra che al centrosinistra".

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di Germano Milite
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