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Situazione tesissima, il Premier:"Non firmerò"

Scioglimento della Camere, l'articolo 88 smentisce Berlusconi?

Il Corriere della Sera:"Rischio cortocircuito istituzionale"

Scioglimento della Camere, l'articolo 88 smentisce Berlusconi?
14/02/2011, 21:02

ROMA - Il rischio di scioglimento anticipato della Camere non è mai stato così alto e percepito dalla maggioranza cone in questi primi mesi del 2011. A dimostrarlo è lo stesso Silvio Berlusconi che, in un'intervista telefonica rilasciata a Mattino 5, precisa:"Per interrompere la legislatura occorre che il presidente Napolitano consulti sia i presidenti delle Camere che il presidente del Consiglio, cioè Silvio Berlusconi".
Parlando in terza persona di se stesso, il premier intende quindi lanciare un messaggio chiaro: se non sono io a deciderlo, le Camere non verranno sciolte. Eppure la situazione è decisamente più complessa e delicata e c'è il ruolo del presidente della Repubblica da tenere in forte considerazione. Anche se l'articolo 89 della Costituzione stabilisce che "gli atti che hanno valore legislativo e gli altri indicati dalla legge sono controfirmati anche dal Presidente del Consiglio dei Ministri", ci sono infatti alcuni precedenti storici che hanno visto prevalere le indicazioni del capo dello Stato. A ricordare il caso specifico in un'intervista al Corriere della Sera è stato il giurista Piero Alberto Capotosti.
Capotosti, 69 anni, è stato vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura nel biennio 94-96 e, dal punto di vista politico, è vicino al Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli.
Il giudice prima di tutto ricorda che:"
La dottrina considera questo atto (lo sciogliemento delle Camere ndr) come un atto complesso nel quale rientra sia la volontà del presidente della Repubblica che quella del presidente del Consiglio. Lo scioglimento deriva dall'accordo dei due soggetti. Mentre i presidenti delle Camere esprimono soltanto un parere non vincolante, viceversa il presidente del consiglio dei Ministri ha questa funzione importante di vincolare con la sua controfirma la scelta del Capo dello Stato".
Tuttavia, "può accadere che il presidente del consiglio dei Ministri, come avvenne con il governo Craxi quando Scalfaro sciolse le Camere, firmi di controvoglia, però deve controfirmare". Ma il Cavaliere è stato fin troppo chiaro riguardo la non volontà di controfirmare l'eventuale richiesta di Napolitano. E allora? Cosa accadrebbe nel caso in cui le due più alte cariche dello Stato si trovassero in plateale e totale disaccordo:"In quel caso la legislatura resterebbe in piedi e la strada, tutta teorica, potrebbe essere quella di un ricorso alla corte Costituzionale, come avvenne quando Ciampi si trovo in materia di Grazia di fronte al "no" dell'allora ministro della Giustizia. Però i tempi sarebbero lunghi".
Il punto, spiega ancora Capotondi, è che "i nostri costituenti (nel '47) non hanno previsto "situazioni d'emergenza". E non hanno previsto poteri eccezionali per il capo dello Stato proprio per evitare tentazioni autoritarie. In questa situazione è meglio evitare forzature".
Lo scioglimento anticipato della Camere, come noto, è previsto solo nel caso in cui il lavoro di queste ultime fosse manifestatamente "bloccato". Anche in situazione di "emergenza politica", la Costituzione non contempla poteri speciali ed escluvi da conferire al presidente della Repubblica per costringere il primo Ministro a dimettersi.

IL NODO DEL CASO RUBY
E allora? Cosa può far cadere Silvio Berlusconi? Sicuramente l'eventuale condanna con relativa interdizione dai pubblici uffici potrebbe rappresentare il punto di svolta per la debacle del Presidente del Consiglio. Anche in questo caso occorre però che l'interdizione sia immediatamente valida fin dal primo grado di giudizio e non dal secondo o addirittura dal terzo. In tal senso, il magistrato, ammette di non essere bene informato ("confesso la mia ignoranza perchè non sono un penalista"). Quindi, se dal punto di vista penale la condanna eventualmente emessa dal tribunale di Milano non dovesse prevedere effetti immediati per il Cavaliere, la sua permanenza al governo sarebbe comunque minata ma non del tutto compromessa.
Insomma: un "cane giuridico" che si morde la coda da solo; nella piena filosofia costituzionale che distribuisce diversi poteri a molti soggetti senza però concederne veramente a nessuno in particolare. Un "limite", secondo molti ed una certa, difficilmente confutabile logica. Tuttavia, come si osserva condivisibilmente sul Corriere, questa tendenza a "diluire" il potere impedisce allo stesso Berlusconi divenuto presidente della Repubblica di lasciarsi tentare da smanie autoritarie. Ergo, il minore dei mali, per citare ancora Capotondi, potrebbe essere proprio l'attuale "restare nell'ordinarietà" e quindi in una situazione di stallo dove le diverse cariche dello Stato si annullano vicendevolmente.
Certo, potrebbe osservare qualcuno, in tal modo non si fa che favorire chi ha qualcosa da nascondere e vuole mantenere ad ogni costo il proprio incarico. Ma quale potrebbe essere l'alternativa? Una risposta, come l'esperto interpellato dal quotidiano milanese ha confermato, è molto difficile da trovare.

L'ARTICOLO 88
Sia Capotosti che Il Corriere della Sera, però, non citano l'articolo 88 della Costituzione che recita testualmente:"Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.  Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato (cosiddetto "Semestre bianco" ndr), salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura".
A rifletterci meglio e senza dover essere per forza dei luminari del diritto costituzionale, quindi, appare chiaro che per valutare il difficile nodo dello scioglimento anticipato delle Camere, l'esclusiva citazione dell'articolo 89 risulta sicuramente non del tutto esauriente. Il tema, per ragioni interpretative, resta comunque molto controverso e pare comunque generalmente accettata la tesi secondo la quale occorre la controfirma del presidente del Consiglio per determinare lo scioglimento delle camere.

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di Germano Milite
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