Politica / Parlamento

Commenta Stampa

Il Ministro: "Non capisco la posizione dei sindacati"

Scontro a distanza Fornero-Sindacati, a rischio l'accordo

Imprese e sindacati: "Poche tutele per i lavoratori"

Scontro a distanza Fornero-Sindacati, a rischio l'accordo
13/03/2012, 18:03

ROMA - «Mi risulta molto difficile capire che i sindacati non si dichiarino d'accordo su una riforma del lavoro che prevede inclusione e universalità di ammortizzatori sociali. Avrei voluto sentire una piccola parola di apprezzamento ma non ne ho sentita neanche mezza». Così il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, a margine di un'iniziativa al ministero degli Esteri, commenta la reazione dei sindacati alla proposta sugli ammortizzatori sociali avanzata ieri dal governo nel corso della trattativa con le parti sociali.  «Io confido che l'accordo ci sia e lavoro per questo», prosegue la Fornero, cercando di interpretare le reazioni negative di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. «L'entità del cambiamento è tanta -prosegue- e posso capire che l'interpretazione, di primo acchito, sia uno choc». Ma si tratta, aggiunge, «di una buona riforma». Poi centra il punto della questione, ovvero quello che riguarda gli ammortizzatori sociali e la mobilità: «È chiaro che se c'è un accordo più avanzato mi impegno a trovare risorse più adeguate e fare in modo che questo meccanismo degli ammortizzatori sociali e questo mercato del lavoro funzionino abbastanza bene». «Se uno comincia con il dire no perchè dovremmo mettere lì una paccata di miliardi e poi dire: voi dite di sì?» dice tono seccato la Fornero. Poi tuona:  «Non si fa così», aggiunge rivendicando al suo ministero, e al suo governo, la decisione di finanziare comunque la riforma degli ammortizzatori senza tagliare la spesa sociale. «Mi sono impegnata a che le risorse non vengano tolte dall'assistenza. Mi sembra che sia un buon impegno». La parola chiave della riforma del mercato del lavoro, spiega Fornero è «inclusione invece di segmentazione. Vuol dire dare effettiva parità di accesso al mercato del lavoro. Significa smantellare le protezioni che si sono costituite che spesso sono state motivate da buoni principi ma che hanno implicazioni di conservatorismo molto forte fino alla difesa dei privilegi». «Non siamo così ingenui - ha aggiunto - da pensare che la riforma del mercato del lavoro farà ripartire immediatamente la crescita e l'occupazione ma è un prerequisito fondamentale». Secondo Fornero il mercato del lavoro dinamico non mette barriere. «In un mercato del lavoro dinamico - ha detto - c'è maggiore facilità di entrata e un pò più di facilità di uscita». L'obiettivo del governo, ha concluso Fornero, «è abbassare il tasso di disoccupazione strutturale».
Le reazioni:
Il tavolo sulla riforma del lavoro salta se non sarà modificata la parte su mobilità e ammortizzatori sociali. Lo ha indicato oggi a Trieste il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. «Il Governo deve stare attento, perchè dopo la vicenda delle pensioni, se salta anche questo tavolo c'è una cesura non facile», ha detto.  A chi gli chiedeva se senza una modifica della mobilità il tavolo sul lavoro salterà, Bonanni ha risposto: «Sì, il Governo deve stare attento». «Io, che rappresento una linea sindacale molto responsabile - ha aggiunto - e non abbiamo mai lesinato in responsabilità, chiediamo responsabilità anche agli altri, anche al Governo».
Alla domanda se si profili il rischio di accordi separati tra Governo e sindacati Susanna Camusso, segretario della Cgil, ha così risposto, oggi da Reggio Calabria: «Non mi pare questo il tema. Il tema non è gli accordi separati, ma la qualità di questa riforma e che risposte si danno ai lavoratori». Sui tempi indicati dalla Fornero la segretaria nazionale della Cgil ha specificato che «come sempre dipende dal merito. Non è che siccome c'è una data quel giorno lì qualunque cosa ci sia va bene. Ieri abbiamo detto esplicitamente - ha ricordato Camusso - che è stato fatto un passo indietro perchè rispetto all'annuncio di una scelta corretta che è appunto quella dell'universalità se non ci sono le risorse l'universalità non c'è». «Se non ci saranno le risposte e le risorse - ha concluso Camusso - decideremo cosa fare».

«L'aggravio di costi previsto dalla riforma del lavoro presentata dal governo è inaccettabile per le imprese. Se non ci saranno modifiche sostanziali, non firmeremo l'accordo». Lo afferma Marco Venturi, presidente di Rete Imprese Italia all'indomani del nuovo incontro tra governo e parti sociali sul mercato del lavoro.  «La riforma colpisce pesantemente le aziende del terziario, artigianato, turismo e impresa diffusa, che coprono il 54% del totale dell'occupazione nel settore privato. Gli unici settori - evidenzia il presidente di turno di Rete Imprese - che hanno garantito posti di lavoro durante la crisi, ma anche quelli che più verranno penalizzati dalla riforma del lavoro proposta dall'esecutivo». «L'onere aggiuntivo previsto è insostenibile e la cifra inaccettabile per le imprese che rappresentiamo. Aggiungendo l'accresciuto costo del lavoro, l'aggravio di costi per le assunzioni a tempo determinato, una nuova tassa sui licenziamenti e l'aumento dell'Iva si ottiene un mix esiziale». «Nella riforma - aggiunge Venturi - manca anche la valorizzazione dell'esperienza maturata nell'ambito della bilateralità. La riforma del complesso ed articolato sistema degli ammortizzatori sociali, soprattutto per i settori produttivi che - come quelli artigiani - si avvalgono dei Fondi per il sostegno al reddito previsti dagli Enti Bilaterali, non può infatti prescindere dal consolidamento e la valorizzazione degli strumenti di natura contrattuale gestiti dalla bilateralità esistente».

Commenta Stampa
di Valerio Esca
Riproduzione riservata ©