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Di Pietro-show alla Camera, affondo di De Magistris

Scudo fiscale, l’Idv digrigna i denti e punta a Napolitano


Scudo fiscale, l’Idv digrigna i denti e punta a Napolitano
01/10/2009, 20:10

Dopo l’approvazione del Parlamento (con la fiducia), e l’ok praticamente scontato della Camera, l’ultima speranza di fermare il cosiddetto scudo fiscale resta il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ed è a lui che i dipietristi si rivolgono ancora una volta, sperando in una presa di posizione decisa che respinga una legge sicuramente valida nelle intenzioni, ma potenzialmente pericolosissima nel concreto. La possibilità di far rientrare i capitali illeciti depenalizzando numerosi reati, infatti, potrebbe essere un ottimo incentivo per la mafia, che grazie a questo provvedimento potrebbe sfruttare proprio lo Stato per ripulire il denaro ‘sporco’.
Forti e di sicuro impatto, gli slogan usati da Italia dei Valori per evitare l’ultima firma che trasformerebbe il decreto in legge. “La mafia ringrazia”, “Giorgio non firmare”, risuonano nell’aula di Montecitorio e nella piazza antistante la sede della Camera, chiamata a dare il via libera finale al decreto correttivo della legge anticrisi che comprende l’estensione dello scudo fiscale. La protesta firmata Idv è diretta principalmente proprio a Giorgio Napolitano. E, per l’occasione, è stato studiato anche il lato scenografico: Antonio Di Pietro ed i suoi, per dare risalto mediatico alla vicenda, hanno scelto di indossare coppole e fazzoletti da rapinatore, con tanto di sigaro in bocca, “in stile Cosa Nostra”. Si tratta, ha spiegato il leader del partito, del “disperato, ultimo appello al capo dello Stato affinchè fermi per tempo una norma che serve solo ai delinquenti” e che “sancisce definitivamente l’aiuto del Parlamento alla mafia”.
Critiche a Napolitano erano arrivate anche da Luigi De Magistris, compagno di partito di Di Pietro. L’europarlamentare, nella lettera in cui comunica formalmente le proprie dimissioni dall’ordine giudiziario a Napolitano (destinatario in quanto presidente del Csm), approfitta per rinfacciare al presidente della Repubblica di aver “sbagliato” in questa vicenda. E di non essere “stato vicino ai servitori dello Stato che si sono imbattuti nel cancro della democrazia”.

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di Nico Falco
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