Politica / Politica

Commenta Stampa

Dai social network nasce la campagna #iovotolostesso

Seggi simbolici in tutta Europa per gli elettori in Erasmus


Seggi simbolici in tutta Europa per gli elettori in Erasmus
24/02/2013, 11:05

Non si sono di certo arresi i circa  25.000 studenti italiani residenti all’estero per motivi di studio a cui è stata negata la possibilità di votare in queste elezioni 2013.
“Io voto lo stesso”. È questa la campagna degli studenti Erasmus, nata grazie ad un tamtam sui più importanti social newtwork.  A dare il via a questa singolare quanto importante iniziativa sono state proprio delle studentesse Erasmus, Annalisa Autiero e Antonella Frasca Caccia, attualmente  a Madrid. L’iniziativa, fin da subito, è stata ben vista e ha raccolto migliaia di adesioni. Già da questa mattina in più di trenta città europee, schede elettorali facsimile alla mano, i giovani cittadini si sono dati appuntamento nelle università e nelle piazze, ben determinati a esercitare il loro diritto di voto. Dopo lo scrutinio, i risultati saranno pubblicati su Facebook.
Una votazione simbolica, dunque, che non avrà nessuna importanza, politicamente parlando: la partita per gli studenti Erasmus si è chiusa definitivamente con il decreto del Presidente della Repubblica numero 226 del 22 dicembre scorso. Il punto 2 non lascia spazio ai dubbi: “I cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate (cittadini impegnati in missioni internazionali, dipendenti statali e professori e ricercatori universitari in servizio) potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”.
“Con il voto simbolico nelle piazze europee protestiamo contro l’esclusione degli studenti Erasmus e speriamo di mandare un messaggio chiaro: non ci siamo arresi – spiega Marco Nobili della rete di studenti Link – Purtroppo non tutti hanno la possibilità di tornare e affrontare le spese del viaggio. L’unica soluzione è essere iscritti all’Aire, l’anagrafe italiani residenti all’estero, ma può aderire solo chi vive all’estero da più di 12 mesi. E la stragrande maggioranza dei progetti di studio va dai 3 ai 9 mesi”. “Non si può far nulla nemmeno con i consolati, continua Luca Zecchini, studente di chimica in trasferta a Santiago di Compostela. Quel che più mi sorprende è che il progetto Erasmus esiste da più di 25 anni, con tanto di registri nelle università ospitanti. Forse qualche cosa in più si poteva fare”.
Berlino, Parigi, Amsterdam, Varsavia: tutti in piazza per esprimere le proprie preferenze politiche.
Inoltre, per aiutare gli studenti, è stata creata anche una piattaforma, come il meccanismo di “Adotta un voto Erasmus”, grazie alla quale gli studenti possono mettersi in contatto tra di loro ed  esprimere la propria preferenza e cittadini italiani che invece di andare a votare non ne vogliono proprio sapere. “Ho lasciato tutti i miei dati e dopo poco ho ricevuto una mail con il contatto di un volontario “votante”, spiega Dario Falco, studente di giurisprudenza a Huelva, in Spagna. Se mi fido? Non ho motivi per non farlo. Chi sceglie di partecipare a questa iniziativa spontaneamente perché dovrebbe poi tirarsi indietro?”. 

Commenta Stampa
di Erika Noschese
Riproduzione riservata ©