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Burgaretta espulso dall'Mpa per aver votato sì

Senato: maggioranza con 162 sì, ma 4 voti inaspettati


Senato: maggioranza con 162 sì, ma 4 voti inaspettati
14/12/2010, 11:12

Aggiornamento ore 11.35

Il voto alla fine è meno netto di quello che ci si aspettasse. Il governo ha la maggioranza con soli 162 voti (135 i no, 11 gli astenuti), meno della maggioranza assoluta. Ed in più quattro voti sono giunti inaspettati: Antonio Fosson dell'Union Valdotain, Riccardo Villari del Gruppo Misto, Salvatore Cuffaro dell'Udc e Sebastiano Burgaretta dell'Mpa. Quest'ultimo, subito dopo il voto, è stato espulso dal partito.


ROMA - Iniziano le dichiarazioni di voto per la votazione sull'apposizione della fiducia fatta dal premier sulle dichiarazioni di ieri. Tra i partiti maggiori, uno dei primi a parlare è stato la Lega Nord, attraverso Federico Bricolo. Il quale, tra un inno al federalismo ed un elogio di Umberto Bossi, ha attaccato Fli per la scelta di abbandonare il Pdl, accusandoli di voler fare un ribaltone. Poi se l'è presa anche con il Pd, "reo" di sostenere gli studenti universitari contro la legge Gelmini, considerata da Bricolo un'ottima legge, che aiuta gli studenti. "In INghilterra gli studenti protestano perchè le tasse universitarie sono di 9000 sterline l'anno, 1000 euro al mese. Uno studente italiano paga in media solo 1300 euro l'anno", ha sottolineato l'esponente della Lega Nord, che ha confermato la fiducia al governo.
Poi ha parlato il leader dell'Api, Francesco Rutelli, che ha sottolineato come Berlusconi, strada facendo, ha perso prima l'Udc e poi Fli, cioè le parti "moderate" del suo schieramento; ruolo che non può essere certamente preso dalla Lega Nord. Quando poi Rutelli ha sottolineato che il Presidente del Consiglio rifiuta sistematicamente il dialogo, la maggioranza ha cominciato a rumoreggiare, costringendo il Presidente del Senato Schifani a chiedere più volte il silenzio.
Poi ha parlato Pasquale Viespoli,di Fli, che ha risposto alle critiche leghiste, facendo notare come la maggioranza ormai non c'è più, perchè i voti di Fli sono stati indispensabili quanto quelli di Forza Italia per raggiungere la maggioranza degli eletti. Poi ha sottolineato come i cambi di casacca non cambino la sostanza, perchè non è con un voto o due in più che cambiano le cose. E ha concluso con un invito al premier: Fli si astiene al Senato, sperando che Berlusconi si dimetta prima che inizi la conta alla Camera.
Poi tocca all'Italia dei Valori, che parla con Felice Belisario, il quale deve aspettare lunghi minuti prima di iniziare a parlare, con Schifani che minaccia di sospendere l'udienza se non si calmano le urla del Pdl e della Lega Nord. Quando inizia a parlare, i colpi sono duri: Berlusconi viene definito "mandante politico" della compravendita di deputati alla Camera. E quando il Presidente Schifani lo invita ad usare un linguaggio più consono, Belisario risponde: "La invito a fare il Presidente del Senato, non del Pdl". Poi ha sottolineato quanto siano false le dichiarazioni sulla tenuta dei conti pubblici italiani: dal 2008 ad oggi il debito pubblico è salito di 490 miliardi, la pressione fiscale è aumentata dal 45,5% lasciato da Prodi al 47,2% del 2009; la spesa pubblica è fuori controllo. E Belisario ha concluso con: "Lei, Presidente del Consiglio dovrebbe andare al Quirinale a rassegnare le sue dimissioni, e poi dire francamente agli italiani: 'Ci ho provato, ho fallito e me ne vado'".
Poi è toccato all'Udc, con Gianpiero D'Alia, che ha puntato il dito sul fallimento del sistema bipolare, fallimento rappresentato prima dal crollo del governo Prodi dopo soli due anni e poi dallo sfaldamento della maggioranza attuale. Poi ha rimproverato al governo il fallimento dei cinque punti previsti dalla fiducia del 29 settembre scorso, sottolineando in particolare che dal lato della sicurezza ci sono stati pesanti tagli alle forze dell'ordine, cosa che impedisce di mantenere alta l'efficienza nella lotta alla criminalità.
Anche Anna Finocchiaro, che ha parlato per conto del Pd, ha sottolineato il fallimento del governo, tanto che ormai quando Confindustria e i sindacati decidono di contrattare, lo fanno senza neanche rivolgersi al Ministro competente. E soprattutto, fa notare la Finocchiaro, non è vero che c'è il tradimento della volontà popolare perchè siamo in uuna Repubblica parlamentare e Berlusconi non è stato scelto dal popolo, dato che il Pdl e la Lega hanno preso solo un terzo dei voti di coloro che ne avevano diritto; e chi ha votato Lega, ha votato Bossi, non Berlusconi. Per cui alla fine, insiste la Finocchiaro, il Pd chiede le dimissioni del premier per procedere con un nuovo governo istituzionale.
Finisce il vicecapogruppo del Pdl, Maurizio Gasparri, il quale ripercorre lo stesso iter del discorso del premier: siamo i migliori, all'estero l'Italia adesso conta, i rapporti con la Russia sono eccellenti e questo è positivo, e così via. Nessuna novità, salvo un interessante duetto, evidentemente preparato in anticipo. Ad un certo punto Gasparri sottolinea come in un libro degli anni '70 si dicesse che chi voleva fare dall'Italia affari con la Russia doveva passare attraverso il Partito Comunista, che incassava cospicue tangenti. Mentre lo diceva, le telecamere hanno inquadrato Berlusconi che gesticolava, anticipando quello che Gasparri stava raccontando. Evidentemente ormai la schiavitù dei parlamentari del Pdl al loro padron Silvio arriva al punto che non sono neanche più liberi di farsi scrivere il discorso che vogliono.

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di Antonio Rispoli
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