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Decisione di Fini. Il Pdl insorge: "Netto dissenso"

Sfiducia a Cosentino mercoledì alla Camera


Sfiducia a Cosentino mercoledì alla Camera
14/07/2010, 13:07

NAPOLI – Mercoledì prossimo (al massimo giovedì mattina) la Camera sarà chiamata a pronunciarsi sulla mozione di sfiducia di Idv e Pd, firmata anche dall’Udc, nei confronti di Nicola Cosentino. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha confermato che l’esame ci sarà subito il decreto legge sulle missioni internazionali.
La mancanza di un accordo tra i gruppi sul calendario ha portato la decisione nelle mani del presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ha fissato la data contro le aspettative di Pdl e Lega, che non avrebbero voluto che la mozione si esaminasse a luglio. Non essendo prevista la sfiducia diretta per un sottosegretario (contrariamente a quanto avviene per i Ministri), il documento inviterà il sottosegretario all’Economia a dare le dimissioni ed il Governo a ritirare le deleghe.
Dopo la decisione di Fini è arrivata la risposta di Fabrizio Cicchitto, in linea con il pensiero del Pdl. Il presidente dei deputati del partito di Governo ha espresso “netto dissenso”. “Contestiamo questo metodo di lotta politica che sta usando l’opposizione per cui ogni giorno, magari chiedendo la diretta televisiva in pieno stile Samarcanda o Annozero, si fanno processi alla Camera”, ha spiegato Cicchitto. “Si era detto di concentrare tutte le energie sulla manovra economica”, ha concluso. Immediata la risposta di Fabrizio Alfano, portavoce del Presidente della Camera; una risposta che ha il sapore di una stoccata e che sottolinea i ruoli di Fini, rimarcando i poteri conferiti dalla sua carica: “Fino a quando le regole attribuiranno al presidente della Camera la facoltà di decidere la calendarizzazione di un provvedimento quando non c'è l'accordo tra i capigruppo, Fini continuerà ad assumersi la responsabilità di calendarizzare i provvedimenti in assoluta libertà di coscienza”. Marco Reguzzoni, capogruppo della Lega, ha definito la decisione di Fini “grave perché contrasta con la maggioranza del Parlamento”.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in una intervista pubblicata dal Corriere della Sera, ha detto che “nella Lega non può accadere un caso Cosentino”. Parlando della cosiddetta P3 e delle ripercussioni che la vicenda sta avendo sul Pdl, Maroni ha affermato che “la P2 fu una cosa seria, qui mi sembra ci siano più ombre che sostanza. Ma Scajola si è dimesso senza essere indagato. Gli interessati o il loro partito devono valutare se non lasciare provochi danni al governo o al partito stesso. Noi nella Lega faremmo così”.
Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, dopo la conferma arrivata da Montecitorio ha ribadito l’intenzione del suo partito di votare la mozione di sfiducia. Una decisione già resa pubblica nei giorni scorsi, quando chi chiedeva le dimissioni di Cosentino ha cominciato a parlare della possibilità della sfiducia. “Abbiamo già presentato in passato la sfiducia a Cosentino e la voteremo”, ha ribadito Casini, a margine dell’Assemblea annuale di Confcooperative. “Siamo garantisti e non vogliamo anticipare verdetti, - ha poi aggiunto, - ma c’è un problema di opportunità per chi sta al governo. La vicenda che ha coinvolto il governatore Caldoro è veramente una cosa preoccupante e vergognosa”. Il riferimento, chiaramente, è al presunto dossier che sarebbe stato preparato prima delle elezioni regionali in Campania e che avrebbe dovuto screditare il presidente Caldoro, facendo scoppiare un nuovo ‘caso Marrazzo’.

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di Nico Falco
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