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SI DIMETTE IL GOVERNATORE SARDO: A FEBBRAIO SI VA AL VOTO


SI DIMETTE IL GOVERNATORE SARDO: A FEBBRAIO SI VA AL VOTO
24/12/2008, 09:12

Nel lungo dibattito in Consiglio regionale della Sardegna incentrato sulla crisi, apertasi lo scorso 25 novembre, ieri sera il governatore Renato Soru ha confermato di volersi dimettere. La Sardegna si prepara dunque ad andare alle urne con un anticipo di sei mesi rispetto alla naturale scadenza della XIII legislatura iniziata nel 2004. Per lo scioglimento dell’Assemblea legislativa si dovrà comunque attendere la scadenza dei 30 giorni, il prossimo 25 dicembre. Le elezioni sono previste per il mese di febbraio: tra le date più probabili il 15 e il 16. “Ho sperato fino all’ultimo – ha dichiarato Soru - che ci fosse un segnale positivo da parte di tutti sulla possibilità di andare avanti, utilizzando proficuamente, nell’interesse dei sardi, anche questi pochi mesi che mancano per la scadenza normale. Si poteva concludere un passo importantissimo nell’azione di tutela del territorio che abbiamo portato avanti in questi anni - ha aggiunto, con riferimento alla richiesta di approvare subito la nuova legge urbanistica. Così non è stato ma questa notte dormirò sereno e domani consegno le chiavi della Regione. Una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer. Insomma – ha concluso - una Regione più moderna, con regole certe e un bilancio risanato”. A nulla sono valsi i tentativi di ricompattare il centrosinistra attraverso la richiesta di adesione alle proposte del presidente dimissionario: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne, approvazione delle linee per la Manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali. Perentoria la risposta dai banchi della minoranza: “Non c’è nulla di interessante che può dirci. Questo è il momento della chiarezza, non delle trattative o delle camarille”- ha commentato il capogruppo di FI, Giorgio La Spisa.
 

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di Redazione
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