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L'estremo tentativo del Premier per rafforzare l'esecutivo

Silvio Berlusconi chiama l'Udc, Casini risponde picche


Silvio Berlusconi chiama l'Udc, Casini risponde picche
01/11/2010, 21:11

ROMA - E' un Silvio Berlusconi indubbiamente assediato da mille incertezze e da un egual numero di scontenti, confusi e spaventanti interni al partito. E' un Silvio Berlusconi che tenta un disperato riparo dietro il solito spauracchio del "senza di me l'Italia finirebbe in mano ai comunisti e starebbe peggio di come sta ora".
Le commedie, gli annunci, i comizi autoreferenziali e l'ammuffito fantasma rosso, però, convincono oramai sempre meno persone. Non lo dice la sembre blanda e pallida opposizione ma quegli stessi sondaggi che un tempo il Premier sbandierava gagliardo e che oggi, invece, rappresentano una preoccupante e dolente spina nel fianco. I finiani con i soliti "ni" e i consueti "a patto che", hanno oramai svolto alla perfezione la funzione sfiancante e destabilizzante denunciata da tempo dai fedelissimi del Cavaliere. C'è poi una Lega Nord furiosa ed oramai poco controllabile che, fiutando una sempre più probabile caduta anticipata dell'esecutivo e terrorizzata dall'insediamento di un governo tecnico, minaccia:"Sarebbe un golpe, sarebbe legittima una rivolta del popolo".
E se può arrivare a definire "golpe" un plateale suicidio politico annunciato da tempo, allora il passo alla corte disperata dei centristi non sembra poi così avventato e poco dignitoso. Il presidente del Consiglio, infatti, ha nuovamente chiesto all'Udc di rientrare nella maggioranza per colmare il buco via via più simile ad un baratro lasciato dai finiani. Pier Ferdinando Casini, però, non cade in tentazione e risponde con un deciso due picche all'ennesimo tentativo di seduzione avanzato dagli ex alleati.
Del resto, se lo strapotente Pdl di un tempo non costituì per il leader centrista motivo di ripensamento, non si comprende come oggi si potesse pensare di convincere l'ex presidente della Camera ad una nuova alleanza. Prima del crollo definitivo di un impero c'è la negazione spasmodica di ogni crisi plateale ed il tentativo disperato di correggere con una mano di vernice crepe strutturali devastanti. Il ricorso alla mano tesa verso chi era stato snobbato e deriso fino a qualche istante prima è però un inconfutabile testimonianza di debolezza quasi totale ed inconsciamente avvertita. Casini lo sa, Berlusconi pure.

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di Germano Milite
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