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SPEDALIERE: PRESTO UN DOSSIER SUL PROCEDIMENTO E LA RICHIESTA DI DANNI ALLO STATO


SPEDALIERE: PRESTO UN DOSSIER SUL PROCEDIMENTO E LA RICHIESTA DI DANNI ALLO STATO
16/07/2008, 08:07

“Sono soddisfatto per quest’ennesima e definitiva conferma della mia innocenza, ma questo è solo un punto di partenza, il momento da cui si comincia un nuovo iter. Intendo innanzitutto pubblicare un dossier su quanto è accaduto a me e agli altri imputati nel caso Kerasav in questi nove anni, perché siamo di fronte ad un caso quanto mai unico nella storia della giustizia italiana”. Leopoldo Spedaliere, ex sindaco di Portici ed oggi presidente della Tess – Costa del Vesuvio Spa, ha esordito così stamane nel corso della conferenza stampa indetta a Napoli per annunciare il proscioglimento in Cassazione dell’intero caso Kerasav, ultima e definitiva tappa di quella che a molti, in primis al suo legale Filippo Aprea, è sembrata una storia incredibile. “In tutto questo tempo – ha spiegato infatti il legale – il mio assistito non ha mai avuto modo di partecipare ad un solo dibattimento, perché ci si è sempre fermati alle indagini o alle udienze preliminari. Spesso poi non abbiamo avuto neanche bisogno di presentare documenti, perché quelli presentanti dall’accusa erano talmente poco verificati che si commentavano da sé. Eppure abbiamo dovuto subire 40 interrogazioni parlamentari, spesso opera delle stesse persone, ed accuse infondate ed incredibili. Basti pensare che la ditta cui si riferiva un accusatore, in realtà, nel bando che avrebbe secondo lui vinto grazie al sindaco Spedaliere in realtà si era classificata ultima”. E non basta. Fin dai primissimi mesi s’è capito che qualcosa non andava, basti pensare che io che ho solo fratelli maschi ero accusato di aver usato mia sorella come tramite, cosa evidentemente impossibile, e che la Procura di Napoli ha pensato bene di riaprire un’inchiesta su di me dopo avermi già ritenuto innocente. Sono stato persino seguito a Londra, nonostante avessi comunicato al giudice dove andavo e perché, con notevole esborso di spesa pubblica. Del resto, ho scoperto poi che mi intercettavano già da tre mesi dopo il mio insediamento a Portici, eppure in 8000 pagine processuali non si è trovato nulla”.

Scritta quindi la parola “fine” su quest’ennesimo capitolo della vicenda che ha portato allo scioglimento del Comune di Portici per infiltrazione camorristica e naturalmente a gravi danni di immagine e personali per Spedaliere come per gli altri 27 indagati, “dipendenti del Comune che avevano la sola colpa di aver lavorato per l’amministrazione” come li definisce Spedaliere, il principale accusato del caso Kerasav ha comunicato oggi di voler pubblicare un dossier sulla vicenda, che vedrà presto la luce.
“Come avvocato – ha commentato inoltre Spedaliere – ho dedicato la mia vita alla giustizia e alla lotta contro il crimine, facile immaginare quanto sia stato penoso per me sentirmi etichettare come uno dell’altra parte. Anche per questo ho intenzione di chiedere i danni allo Stato ai sensi della legge Pinto, perché con questa sentenza si è fatta una giustizia appena apparente, per me ma anche per Portici. L’area Kerasav, che secondo qualcuno avrei fatto acquistare per favorire i Vollaro, ai tempi aveva richieste d’insediamento per 40mila metri quadrati contro i 20mila di cui disponeva. Portici ha perso una grande occasione di sviluppo, e la sua amministrazione è stata infangata. Peccato che l’ingegnere idraulico chiamato a stimare l’area, che nel suo piano di studi non ha estimo, non l’abbia capito. Anche se, certo, nessuno mi potrà mai risarcire dei dispiaceri provati da me e dai miei familiari in questi anni”.
La "Legge Pinto" è un meccanismo giurisdizionale interno (nazionale) idoneo a valutare e condannare ad un equo indennizzo la stessa amministrazione pubblica. La legge n. 89 del 2001, infatti, introdusse nel nostro ordinamento giuridico statale uno strumento che consente un'equa riparazione a "chi ha subito un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali "sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione". Dall'entrata in vigore della legge "Pinto" ogni persona, parte di un procedimento giudiziario che duri oltre un termine ragionevole ha la possibilità di ricorrere alle Corti d'appello per far constatare la violazione ed ottenere un equo risarcimento dei danni.

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di Redazione
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