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"Non serve subito ma subitissimo"

Squinzi: "Governo subito o rischio di esplosione sociale"

Bersani: "Non mi sento in colpa, mi hanno detto no"

Squinzi: 'Governo subito o rischio di esplosione sociale'
10/04/2013, 20:36

MILANO - L'assenza di un governo e di una guida politica chiara «non potrà durare a lungo senza portare a esplosioni violente, la situazione è molto seria» e la crisi ha già causato «62 casi di suicidio tra gli imprenditori». Mai Giorgio Squinzi ha usato toni tanto duri, da una parte per descrivere lo stallo decisionale e dall'altra per chiedere un governo. Che «non serve subito, serve subitissimo». Qualcosa è successo o semplicemente, come dice Confindustria per lanciare la due giorni di Torino di venerdì e sabato, «il tempo è scaduto». E proprio in vista dell'appuntamento di Torino c'è chi ipotizza una mossa comune sindacati-imprese, anche se non appare facile raggiungere un accordo che coinvolga tutti. «Lanceremo un patto della Fabbrica, con i sindacati. Imprenditori e lavoratori insieme: rimettiamo al centro la questione industriale», dice la vicepresidente della Piccola Industria, Maria Cristina Bertellini. Mentre il leader della Uil, Luigi Angeletti, dice: «Stiamo pensando ad un'iniziativa innovativa in accordo con le imprese. Pensiamo simbolicamente di fermare il Paese, bloccare tutto. Dobbiamo convincere tutti a partecipare a questo atto simbolico» Forse semplicemente si fanno i conti dell'effetto combinato di una crisi che non molla la presa e di una politica che ha tempi tutti suoi. Secondo Squinzi l'attuale assenza di un governo e l'allentamento dell'azione dell'esecutivo Monti nella seconda parte della sua esperienza «si può calcolare che abbiano portato alla perdita di un punto percentuale di prodotto interno lordo, cioè a 1.600 miliardi». «Abbiamo bisogno di un governo in tempi immediati anche per non perdere il treno della ripresa, che per ora si vede soprattutto negli Stati Uniti: Confindustria e io personalmente lo stiamo dicendo dal 26 febbraio. I problemi dell'economia reale sono prioritari su qualunque altro problema politico-istituzionale», aggiunge Squinzi. Due sono le cose che stanno a cuore degli industriali: la mancata approvazione della riforma della delega fiscale «perché spesso e volentieri in questo Paese c'è un abuso di diritto fiscale» e il decreto per il pagamento dei debiti alle imprese da parte della pubblica amministrazione, che «non è sufficiente». «Tra niente e qualcosa è meglio qualcosa, ma bisogna metterci mano subito» perché la massa del debito «è probabilmente almeno tre volte i 40 miliardi, che peraltro vengono dati in forma molto diluita e complicata», conclude il presidente di Confindustria. Anche i commercianti e gli artigiani vogliono con urgenza «un governo stabile» e chiedono di pagare tutti e quaranta i miliardi riferiti ai debiti della pubblica amministrazione «subito». «Le imprese sono al collasso», ribadisce il presidente Carlo Sangalli e tra i capitoli chiave che Reteimprese presenta al Parlamento vi sono modifiche «alle modalità di riscossione, che devono essere semplici e immediate» e l'introduzione della «compensazione diretta universale»

Intanto Pier Luigi Bersani, intervenuto al Tg1, sul ritardo del Governo ammette: «No, francamente, onestamente non mi sento responsabile per un banale motivo: io una proposta l'ho fatta: governo di cambiamento, convenzione a data certa per le riforme istituzionali, corresponsabilità in questo quadro di tutte le forze parlamentari. Mi hanno detto no». Poi incalza: «M5S e Pdl mi hanno detto no. Dopodiché si è inserito l'incrocio con l'elezione del nuovo presidente della Repubblica».

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di Valerio Esca
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