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Stalking, arriva il sì della Camera: pene da 6 mesi a 4 anni


Stalking, arriva il sì della Camera: pene da 6 mesi a 4 anni
29/01/2009, 20:01

E’ stato approvato alla Camera il disegno di legge contro lo Stalking, che adesso passerà al vaglio del Senato. Si tratta di un progetto normativo volto a colmare una importante lacuna del nostro ordinamento, che non consente alla magistratura di bloccare sul nascere queste forme di violenza che, spesso, sfociano in gravissimi casi di violenza.


L'articolato, frutto del raccordo del disegno di legge approvato il 18 giugno scorso dal Governo su proposta dei Ministri Mara Carfagna ed Angelino Alfano con 12 proposte d'iniziativa parlamentare, introduce nel codice l'articolo 612-bis sotto la rubrica ''atti persecutori'' e, all'articolo 1, definisce esattamente questa fattispecie di reato. Lo stalking - derivante dal termine venatorio inglese to stalk che significa ''braccare la vittima designata'' - è l'attività svolta da ''chiunque minaccia o molestia taluno con atti reiterati e idonei a cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura, ovvero a ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legato da relazione affettiva, ovvero a costringere lo stesso ad alterare le proprie scelte o abitudini di vita''. Nei confronti del colpevole, se il fatto non costituisce reato più grave o in assenza di aggravanti, le pene previste vanno da sei mesi a quattro anni.


Il progetto normativo fa parte del cosiddetto “pacchetto antiviolenza” che da tempo sta discutendo la Commissione Giustizia della Camera. Il delitto è procedibile a querela di parte, scelta dettata dal carattere strettamente privato del reato e dall’esigenza di non obbligare la vittima ad essere parte in un processo penale se non lo vuole. E’ previsto però che si proceda d’ufficio se si è in presenza di aggravanti, come molestie a minori o disabili, o se il fatto è connesso ad un altro delitto per il quale si procede d’ufficio o, ancora, se lo stalker continua nella sua condotta molesta anche dopo aver subito uno specifico ammonimento da parte del Questore.


L'ammonimento del Questore al molestatore è lo strumento, previsto dall'articolo 2 del testo, come misura dissuasiva per fermare l'attività criminosa avviata, evitando un immediato passaggio alla fase processuale che potrebbe accrescere, come effetto collaterale, l’ossessione e la pericolosità dello stalker. Con l’articolo 3 viene consentita l’intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e viene indicata una misura cautelare coercitiva, ovvero il divieto per il molestatore di avvicinarsi ai luoghi frequentati dalla persona offesa e la possibilità per il giudice di vietare all’imputato qualsiasi comunicazione con la vittima o con le persone ad essa legate.


I provvedimenti restrittivi devono essere comunicati anche alla vittima, all'autorità di P.S. e ai servizi socio-assistenziali del territorio. Nel caso l’interessato sia un minore, il disegno di legge prevede che vengano stabilite modifiche al codice di procedura penale prevedendo l’incidente probatorio che evita alla vittima l’obbligo di partecipare ad un dibattito pubblico in tribunale. Con l’articolo 4 viene prevista una modifica al 342-bis del codice civile, prolungando a 12 mesi l’efficacia del decreto del giudice con cui si ordinano la cessazione della condotta criminosa, l’allontanamento dalla casa familiare, il divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.


In base alle indagini condotte dall'Istat nel 2006 sono due milioni e settantamila le donne che in Italia sono coinvolte in varie forme di stalking e in numerosi casi il fenomeno degenera verso lesioni gravi, omicidio o omicidio-suicidio. L'86% delle vittime sono donne e hanno una età compresa tra 18 e 24 anni (il 20%) e soprattutto tra i 24 e i 44 anni. Le conseguenze del crescendo di intrusioni sono stati gravi di ansia, stati depressivi difficili da curare, gravi disagi come l'obbligo di cambiare telefono, abitazione o persino città e cioè stravolgere abitudini di vita. Di fronte a questi dati vari deputati di opposizione hanno giudicato del tutto inadeguata la dotazione di solo 11 carabinieri nel centro specializzato di controllo e contrasto, la mancata previsione immediata di realtà preventive e di sostegno con numeri verdi in tutte le Prefetture per carenza di mezzi, la generica previsione -sancita dall'articolo - di centri antiviolenza che, come ha rilevato Alessandra Mussolini della maggioranza - sono ''molto pochi e non diffusi capillarmente''.

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di Nico Falco
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