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Sud, Centrella (Ugl): “Servono infrastrutture per rispondere alla crisi delle aziende campane”


Sud, Centrella (Ugl): “Servono infrastrutture per rispondere alla crisi delle aziende campane”
11/04/2012, 13:04

Il segretario generale ai microfoni di Radio Punto Nuovo ha evidenziato come il male della criminalità organizzata ostacoli con forza l’economia sana e la crescita della Regione

“Una crisi che sembra non avere mai fine e che si ripercuote con forza su tutto il territorio campano. E’ giunto il momento che lo Stato investa sulle infrastrutture e dia al Sud la possibilità di sanare il gap, sempre più evidente, con il Nord. Per fare questo, però, abbiamo bisogno anche di una classe dirigente capace di indicare le debolezze di queste terre proponendo idee ed azioni di riscatto”.

Così Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, ai microfoni dell’emittente radiofonica campana, Radio Punto Nuovo, in onda oggi alle ore 15.50 e con replica domani mattina alle 08.50.

Per Centrella “a pesare tantissimo anche sulla vivibilità delle aziende e sulle scelte imprenditoriali sono le infiltrazioni criminali. E’ proprio questo cancro che dobbiamo estirpare dalle nostre terre. Un male che riesce ad insidiarsi con facilità nell’economia sana e a contaminarla”.

Un passaggio su Fincantieri ed Alenia è per il segretario generale più che doveroso.

“Mentre nel primo caso l’azienda ha proposto alla Regione Campania la costruzione di un nuovo bacino indispensabile per la realizzazione delle navi, nel secondo caso, per Alenia, non sono più previste costruzioni aeronautiche nel territorio campano. Pensiamo bene a quello che sta succedendo, queste terre non sono più in grado di rispondere alle esigenze aziendali, questo perché non si fa nulla per aprire la Regione a nuove sfide e, soprattutto ad una crescita reale del territorio”.

In conclusione Centrella affronta la delicata questione dell’Irpinia.

“Solo in provincia di Avellino quest’anno abbiamo perso 11mila posti di lavoro e il rischio è che i numeri possano aumentare a dismisura. Prima Irisbus che ha lasciato 700 lavoratori senza alcuna speranza, poi l’Astec che non dà alcuna certezza ai circa 90 lavoratori - sempre in Irpinia - ora il silenzio assordante sulla Fma di Pratola Serra che rischia il ridimensionamento. Non dimentichiamo che è ormai da troppo tempo che nello stabilimento avellinese, infatti, si lavora a singhiozzo e nessuno, dico, nessuno ha mai affrontato la questione con determinazione ed alto senso di responsabilità”.

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di Redazione
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