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Il Pdl fa retromarcia: prevale la linea del perdono

Sul caso Riccardi cala la parola fine. Alfano perdona

Ieri la rivolta, oggi il ritiro della mozione di sfiducia

Sul caso Riccardi cala la parola fine. Alfano perdona
09/03/2012, 14:03

ROMA – Sul caso Riccardi cala la parola fine. A fare da mediatore sarebbe stato lo stesso Angelino Alfano, di comune accordo con Silvio Berlusconi e i capigruppo pidiellini, nel tentativo, dicono, di evitare così nuovi malumori e trovare una soluzione condivisa.
Mercoledì scorso il ministro per l’Integrazione e la Cooperazione aveva criticato duramente la scelta di Alfano di non partecipare al vertice con Monti, Bersani e Casini, parlando di “schifo della politica”. Immediata la reazione tra i banchi del Pdl al Senato, dove solo ieri era scoppiata una vera e propria rivolta: in 46 avevano raccolto le firme per presentare una mozione di sfiducia ai danni del ministro Riccardi. Ma oggi è lo stesso Pdl a fare retromarcia e ad assicurare che il caso può dirsi chiuso.
Niente sfiducia, quindi, per il ministro dell’Integrazione, perché la linea emersa nel Pdl, il giorno dopo la rivolta di massa, è quella del perdono: “Ha chiesto scusa, vicenda chiusa – ha assicurato il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri”; gli ha fatto seguito il diretto interessato, il segretario del Pdl Alfano, che su Facebook ha postato: “Per me no problem, con lui caso chiuso. Ovviamente spero – ha avvertito il segretario – che non ci regalino un bis”.
La scelta di ritirare la mozione di sfiducia contro il ministro Riccardi, per le sue esternazioni critiche sulla politica, viene confermata da una nota ufficiale del Pdl del Senato, diffusa dopo un incontro a tre tra lo stesso Alfano e il capogruppo e vicecapogruppo vicario del partito a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Nella nota si legge in conclusione:  “La scelta di non presentare la mozione di sfiducia sarà dimostrazione ulteriore del senso di responsabilità del Pdl in un momento difficile per il nostro Paese”. Di tale cambiamento di rotta pare siano stati informati già il premier Mario Monti e il presidente del Senato Renato Schifani.

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di Antonio Formisano
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